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lunedì 30 marzo 2026

"Clizia T. - Lo spessore dei sogni" - capitolo 35


                                          CREDERE AI SOGNI?


Le giornate si sono fatte improvvisamente più corte e sta già imbrunendo. In giardino c’è Cipolla e gli facciamo un cenno con la mano prima di entrare in casa.
Vado in salotto e mi piazzo alla finestra a guardare l’ultimo numero che sta preparando: è un gioco con tre palline luminose che vorticano nell’aria come stelle e hanno un effetto ipnotico. M’incanto a guardarlo e dopo un po’ vedo che mi fa cenno di andare da lui. Esito un po’. Mi sta simpatico, ma a volte trovo difficile capirlo e mi sento per il cinquanta per cento stupida e il restante cinquanta per cento imbarazzata per lui… so che è assurdo, ma è proprio così! Comunque sarebbe scortese ignorare il suo invito, così lo raggiungo fuori.

- Cosa pensi? - chiede, facendo un gesto vago con la mano.

- Uhm… niente di particolare? – rispondo, esitando. Sembra deluso e capisco che deve aver pensato mi riferissi al suo numero. Acci! Non intendevo quello!

- Il tuo numero è fantastico! Prima ti guardavo e sembrava che facessi vorticare le stelle!

Capirà un verbo come vorticare? mi chiedo, mentre realizzo che sto scandendo esageratamente le parole. Lui mi guarda e sorride, non so bene se per il complimento o perché mi trova ridicola.

- Sono contento, sai… mi sto preparando per una convention di giocoleria, una cosa in grande. È la prima volta che partecipo e anche la mia famiglia, probabile, viene a vedere me.

- Oh, sembra forte.

- Si, forte! Non vedo loro da due anni - altro gesto vago con la mano – è difficile per loro.

- Perché?

- Oh, la mia famiglia non pensava a me proprio come un giocoliere, un artista di strada… è diverso da quello che volevano.

- Cosa volevano che facessi?

- Abbiamo tanti bed and breakfast in Germania: loro pensavano che avrei lavorato per attività di famiglia, ma io a tredici anni ho imparato il primo gioco delle tre palle, a Verona, al juggling festival, e ho capito che volevo fare questo. Ero con la mia famiglia in vacanza in Italia e siamo andati a vedere questo spettacolo. Un giocoliere mi ha fatto vedere il numero e mi ha fatto provare e alla fine, non so, mi ha regalato le tre palline. Mamma ha ripreso con la videocamera… così poi a casa ho provato, provato, provato riguardando milioni di volte il video.

- E poi?

- Alla fine sono riuscito! Poi ho fatto un corso per imparare altre cose: mi allenavo tutti i giorni dopo la scuola e eccomi qui! E poi a febbraio provo per audizioni Gandini juggling, per uno show importante, a Londra.

- Vai a Londra?

Fa spallucce.

- Devo provare. Se audizione va bene, parto in tour con loro: un gruppo di fama mondiale. Sto risparmiando i soldi per andare a fare audizione. Prova anche tu, dai!

- No, io…

- Dai! Devi cominciare con una pallina sola e lanciarla in aria, vedi? Così, fai una specie di arco per aria intorno a te, poi passi a due palline e fai lo stesso movimento, ma quando la prima pallina è in alto, tu lanci l’altra… si? E poi con tre palline… stessa cosa, movimento di polso, hop hop, lanci la terza quando la seconda è nel punto più alto… lanci, lanci, schnell, schnell...

Senza lasciarmi il tempo per battermela in ritirata, mi mette in mano una pallina e mi fa ripetere il movimento. Ok, questo è facile, posso farlo; con due va già peggio e le faccio cadere… tre un disastro! Non ho idea di come faccia a farlo così naturalmente!

- È solo che dovresti rilassare le spalle e cercare di divertirti, sì?

- Già – perché mi sa che non stia parlando solo di giocoleria?

- Devi solo provare tante, tante volte.

- Mi sa che è meglio se rientro ora. Fa un po’ freddo.

- Ok.

Quando rientro, nonna Annalena sta apparecchiando. Poco dopo sentiamo la chiave che gira nella toppa e compaiono anche il babbo e la mamma. Hanno la faccia stravolta dalla stanchezza, ma il babbo sembra davvero contento, come non si vedeva più da tempo.

- Andiamo a cambiarci. Siamo distrutti! - fa la mamma, dandomi un bacino.

- Sì, io mi faccio una doccia, cominciate pure senza di me – aggiunge il babbo, mentre si avvia in camera.

- Nonna scusa, ma che tipo di accordo hai con Cipolla? Ti paga l’affitto della camera e la prima colazione?

- Sì. Avrebbe anche l’uso cucina e spazio a disposizione nel frigo per conservare la sua spesa, ma non mi sembra ne usufruisca molto. Sai, è sempre un po’ in ritardo con i pagamenti: non mi sembra che gli renda un granché questo sogno che insegue. Anche oggi è tutto il pomeriggio che prova i suoi numeri in giardino e mi sa che va a finire che salta la cena.

- Ma nonna, tu dovresti credere ai sogni! Anche tu hai conservato questa casa senza venderla per dare retta a un sogno!

Si volta e mi guarda con uno sguardo indecifrabile. Poi si gira di nuovo verso i fornelli.

- Beh, perché non vai a chiamare Cipolla e gli chiedi se vuole cenare con noi stasera? Mi sa che ho buttato troppa pasta…

- Come no, nonnina dal cuore tenero.

Mentre esco per andare a chiamare Cipolla canticchio. Sono felice per lui: almeno stasera non tirerà la cinghia. Improvvisamente sento nascere un senso di fiducia che mi scalda il cuore e sono proprio contenta. Londra a febbraio? Ci pensi se lo prendono? E la faccia che farebbero i suoi se partisse davvero in tournée! Altro che bed and breakfast!


Prima di cena scambio qualche messaggio con Erina.

 



Continua ...


Link al primo capitolo:

Link al capitolo 34:

"Clizia T. - Lo spessore dei sogni", di Daniela Darone 

Foto di ELIAS HERBING su pexels

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