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UN VERO TÈ JAPAN STYLE
Yu ci ha preparato un vero tè matcha giapponese: liscio, pastoso e amarognolo. Ora siamo tutti e tre intorno al tavolino a sorseggiarlo. Prima del tè ci ha offerto una caramellona dolcissima, spiegandoci che serviva per non avvertire in modo troppo intenso il sapore amaro del tè.
Lo zio, che è un curioso per natura, aveva gli occhi vigili e in movimento a catturare ogni gesto di Yukiko. Sedeva eretto ed elegante, e un dolce sorriso gli aleggiava sul viso. Quando Yu gli ha porto la piccola tazza rotonda, l’ha guardata un attimo negli occhi e poi ha chinato la testa, in segno di ringraziamento. Yukiko ha abbassato subito gli occhi e ha porto una tazza anche a me.
Dopo aver preso il tè, lo zio ha chiesto se poteva vedere i kokedama di Yu, così siamo usciti nel giardinetto. Era andata avanti nel lavoro: il tavolino nella corte era quasi pieno delle sue creazioni. Lo zio è rimasto ad ammirarli per un po’, notando le differenze di composizione e chiedendo a Yukiko i nomi delle piantine. Purtroppo non siamo potuti restare molto, perché lei doveva andare a lavorare, così io e lo zio abbiamo preso il materiale per i kokedama che dovrò fare io, ci siamo accordati per la vendemmia e ce ne siamo andati.
- Allora è deciso! Sono contenta che alla fine la mamma si sia convinta a lasciarmi andare. Grazie zio, è anche merito tuo! – ho esclamato, saltellando felice. - Non immaginavo che avrei dovuto affrontare tutte queste difficoltà per ottenere il permesso di lavorare!
- Uhm…
- E poi Yu è stata gentilissima a telefonare subito a quelli della vigna per sapere se potevamo andare anche io e te. Per un giorno lascerai i tuoi panni da professore e ti trasformerai in un vignaiolo!
- Sì, ma non voglio essere pagato. Anni fa andavo sempre ad aiutare degli amici per la vendemmia e la raccolta delle olive. Era bellissimo!
- E poi?
- Uhm?
- Dico, poi che è successo? Non ci sei andato più?
- No, hanno venduto la casa e il terreno. Il mio amico è andato a lavorare fuori Firenze e i suoi, dato che erano anziani, hanno preferito trasferirsi in una casa più piccola in città. La terra richiede sacrifici.
- Ah… ti pesa quella roba, zio? Perché se vuoi puoi darmi qualcosa, ce la faccio a portarla.
- Uhm? Ah, no no Clizia, non ti preoccupare, figurati se faccio portare dei pesi alla mia nipotina!
- Certo che avete fissato di partire davvero presto! Dovrò buttarmi di sotto dal letto! Visto che andiamo in macchina, non potevamo accordarci per un orario meno allucinante?
- Il mattino ha l’oro in bocca, Clizia! Io non vedo l’ora che sia sabato! – conclude, facendomi un sorriso enorme.
Ce ne torniamo a casa, mentre lo zio fischietta felice e mi contagia con la sua joie de vivre. In questo assomiglia tanto a nonna Thérèse!
Continua ...
"Clizia T. - Lo spessore dei sogni", di Daniela Darone
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