Quando sabato è suonata la sveglia, pensavo di non riuscire ad alzarmi. Tempo due secondi, lo zio ha bussato alla porta ed è entrato. Ho aperto un occhio a sbirciarlo: era già pronto, fresco come una rosa e scalpitante.
- Andiamo giovincella, sei ancora in pigiama? Non senti il richiamo della vigna? Muoviti, ti ho già preparato la colazione!
Mi sono rotolata fuori dal letto e ho aperto l’armadio: a parte i soliti jeans, ho scelto una camicia a maniche lunghe un po’ vissuta, ma con un taglio sciancrato molto femminile, tanto per non sembrare un troll. Sopra, una felpa vecchiotta ancora carina. Tanto mica devo andare a una sfilata, no?
Yukiko ci aspettava in Piazza Mino, come stabilito: scarponcini, jeans, un giacchino multicolore patchwork, cappellino a tesa.
Nonostante Yukiko insistesse per stare dietro, mi è sembrato logico cederle il posto accanto allo zio. Il viaggio è stato piacevole, anche perché, data l’ora, non c’era quasi nessuno a giro. Dopo un iniziale silenzio, dovuto all’imbarazzo, lo zio ha preso spunto dal libro degli haiku regalatomi da Yukiko per avviare la conversazione. Da lì ci siamo sciolti e gli argomenti non sono mancati.
Yukiko ha anche raccontato un po’ di sé e della sua vita a Magome, un villaggio Samurai vicino a Nagoya, lungo l'antica via Nakasendō. Durante il periodo dello shogunato, questa via collegava Tokyo con Kyoto, ed essendo una delle strade di comunicazione più importanti di tutto il Giappone, lungo di essa erano sorte delle località di posta, che offrivano ai viandanti varie possibilità di ristoro e riposo. La sua famiglia abita lì. Gestisce un Ryokan, una pensione tipica giapponese, caratterizzata da Tatami, Futon, Shoji e cibo esclusivamente giapponese. Yukiko ha detto che Fiesole, in qualche modo, le ricorda il suo villaggio. Ci ha raccontato che per un po’ ha vissuto anche a Tokyo, ma poi ha deciso di prendere un volo per l’Italia. Su quest’ultimo punto ha fatto un accenno molto breve e così mi sono dovuta mordere la lingua, perché mi sarebbe piaciuto farle un milione di domande sulla sua vita in Giappone e sul perché abbia lasciato Tokyo per trasferirsi in Italia. Già mi sembrava un bel salto trasferirsi da un villaggio a Tokyo, figurarsi farsi poi un sacco di ore di volo per andare dall’altra parte del mondo! E perché, poi? Ma Yu mi sembra molto riservata e lo zio dice che a volte, per curiosità, corro il rischio di interrogare le persone, anziché chiacchierare.
Adoro le storie di vita vissuta! In fondo è solo ascoltando le persone che impari a conoscerle, no? Yukiko comunque sembrava voler cambiare argomento di conversazione e così lo zio le ha raccontato di quando abitava a Firenze e della nostra famiglia. Dopo un po’, però, via via che ci inoltravamo nella campagna, abbiamo cominciato di nuovo a essere abbastanza silenziosi. Ma era un silenzio diverso, rilassato: eravamo catturati dai colori del paesaggio. A volte mi piacerebbe essere una pittrice, per poter riprodurre quello che vedo e trasferire sulla tela le emozioni: il giallo dorato, l’arancione, il rosso, il terra bruciata, il verde declinato in ogni sfumatura.
- Ecco, siamo quasi arrivati – ha detto Yu a un tratto - al prossimo bivio devi girare a destra.
Ho sbirciato in quella direzione e ho visto poco distante una collina con una grande casa. Abbiamo imboccato una strada sterrata fiancheggiata da cipressi, dalla quale si vedevano le vigne che scivolavano per tutta la collina e, a far da contrappunto, due trattori rosso fuoco. Abbiamo parcheggiato dove ci indicava un signore che abbiamo incontrato lungo la strada, siamo scesi e ci siamo incamminati verso l’aia. I proprietari della tenuta hanno fatto un sacco di feste a Yukiko.
- Siete pronti per questa esperienza? – ci hanno chiesto – con questo sole, entro stasera avrete una bella faccia colorita! Avete portato dei cappelli?
- Sì, ci siamo preparati! – ha risposto lo zio sorridendo.
- Bene! Allora prendete dei guanti da quella cesta. Ce ne sono di varie misure. E lì accanto ci sono le cesoie e una bottiglietta d’acqua. Avete già vendemmiato altre volte?
- Io sì, mia nipote però è alla sua prima esperienza.
- Nessun problema. Clizia, prendi le cesoie e dai un taglio netto e preciso del grappolo. Tutto qui, non serve altro: solo buona volontà, ma non devi vendemmiare in modo affrettato perché l’uva deve rimanere integra e sana. E, dato che siamo qui anche per divertirci, lungo il filare lavoriamo in coppia. Ti metterò in squadra con uno dei miei nipoti. I grappoli d’uva che tagli vanno depositati nel cestino ai piedi della vite e se trovi dei chicchi ammuffiti li elimini, così pure le foglie secche. Quando i cestini sono colmi, li svuotiamo nei contenitori sui trattori e li portiamo nelle cantine per la pigiatura. Tutto chiaro?
- Chiaro!
Finito di dirmi questo, ha fatto un cenno a un ragazzo poco distante, che si è avvicinato sorridendo.
- Questo è mio nipote Lorenzo - ha detto, presentandoci - vendemmia da quando era alto come una noce. Se hai dubbi puoi chiedere a lui. Quanto a voi due – ha poi detto rivolgendosi allo zio e a Yu – venite con me. Farete una bella coppia.
Yukiko è arrossita e lui si è spanciato in una grande risata.
- Intendevo per la vendemmia! – ha tuonato col suo bel vocione, mentre lo zio rideva sotto i baffi.
Lorenzo mi ha aiutata a scegliere un paio di guanti che facessero al caso mio. Lì per lì confesso che avrei preferito restare con lo zio e Yukiko, però dopo un po’ mi sono trovata a mio agio con lui e sono stata contenta.
- Ora che hai il kit della vera vendemmiatrice, possiamo andare a sceglierci un filare. Vieni, cominciamo da qui. Mio nonno ti ha fatto vedere come si taglia il grappolo, no? E così dobbiamo fare, per filari e filari e filari… - ha concluso ridendo - Il segreto è concentrarsi solo su quello che stai facendo in quel momento e non guardare quanta vigna rimane ancora da vendemmiare!
All’inizio ho fatto proprio come aveva detto Lorenzo: mi sono concentrata solo su quello che facevo, volevo farlo bene e ci ho messo il massimo impegno. Ogni tanto sbirciavo fra il fogliame per controllare se Lorenzo mi stesse osservando, ma lo vedevo sempre intento nel suo lavoro. Non volevo sembrare scortese stando zitta, ma non volevo nemmeno chiacchierare, per non sembrare una perditempo. Insomma, era la prima volta che mi pagavano per fare qualcosa e non sapevo bene come avrei dovuto comportarmi.
Nei filari c’erano diverse altre persone e ogni tanto si sentivano scoppi di risa, battute e commenti sagaci. Dello zio e di Yukiko nessuna traccia. Mi sono immersa nel lavoro e intanto mi godevo tutto il resto: la brezza sul viso, il rumore dei trattori in lontananza, la consapevolezza di essere tutti affaccendaci, il cinguettio degli uccellini, i giochi di luce nella vigna e fra i pampini, le ombre, le facce intraviste fra i filari, i riflessi castani dei capelli di Lorenzo… bellissimi capelli, fra l’altro: ne’ lunghi ne’ corti, con un bel ciuffo, occhi marroni, direi. Quello che la nonna definirebbe “un gran bel ragazzo”. Atletico, belle spalle larghe; ci fosse Erina l’avrebbe già puntato … perché, io invece che sto facendo? Beh, gli occhi ce l’ho, lo vedo che è carino, e con lui non provo la sensazione di sentirmi inadeguata come mi succede con Davide… forse perché Davide mi piace e Lorenzo invece non lo conosco. No, forse perché Lorenzo è diverso: è simpatico e rilassato e non sa di essere bello. O forse lo sa, ma non ci dà peso. Chissà quanti anni ha?
- Quanti anni hai?
Sobbalzo! Oddio! Mi ha chiesto quanti anni ho! Proprio mentre mi domandavo quanto anni avesse lui: non è che, come mi succede ogni tanto, parlavo sottovoce?
- Io? 14, a maggio.
- Siamo a ottobre. Per cui direi che ne hai 13. Sei brava a vendemmiare, hai un bel ritmo.
- Grazie. E tu quanti anni hai?
- 18 a dicembre.
- Siamo a ottobre. Per cui direi che ne hai 17.
Siamo scoppiati a ridere tutti e due.
- Come mai la vendemmia? Sei venuta con la tua amica giapponese? Tipo una specie di esperienza turistica?
- No, il tuo nonno è un cliente del vivaio dove lavora Yukiko: lei vive a Fiesole, non è in vacanza. Io invece sono qui per guadagnare qualcosa e provare un’esperienza nuova. E tu?
- Io, essendo il nipote del vignaiolo, sono precettato ogni anno. Hai sentito cosa ha detto il nonno? Vendemmio fin da quando ero alto come una noce! Il nonno ha il gusto dell’esagerazione! Ma, dato che faccio l’istituto agrario, mi trovo a mio agio in queste situazioni. Mi piace la vendemmia: la natura, i filari, la compagnia, tutto ciò che ruota intorno all’evento. Mi piacerebbe diventare un enologo.
- Ma voi vendemmiate sempre a mano? Non ci sono macchine apposta per questi lavori?
- Certo, esistono anche le macchine per vendemmiare, ma i nonni preferiscono la raccolta manuale. Le macchine tolgono la poesia.
- Quindi sono legati al rito della vendemmia?
Lorenzo ride, scoprendo una bella fila di denti perfetti.
- Beh, forse anche per mantenere la tradizione, ma più che altro perché, se lo facciamo a mano, possiamo scegliere i grappoli, scartando le parti che non vanno bene, e quindi otteniamo un vino di qualità migliore.
- E ti piace anche alzarti all’alba?
- Non mi pesa. Non possiamo vendemmiare nelle ore più calde, perché il caldo accelera la fermentazione. Per ottenere un buon vino ci vuole passione e dedizione. Forse non te lo immagini, ma oltre alla vendemmia c’è un gran lavoro a monte: tenere d’occhio il meteo, testare le curve di maturazione, preparare la vigna. Tutte le fasi sono importanti. Quando la nonna era una bambina, qui c’erano solo trecento viti: producevano vino solo per la famiglia. Poi la nonna, quando era giovane, si è appassionata alla viticoltura, ha acquistato altro terreno e ha esteso il vigneto. Invece le anatre, quelle che hai visto aggirarsi alla fattoria e fra i filari, sono una mia idea.
- Ah, quelle buffe anatre! Davvero, mi sembrava di essere in un libro di Beatrix Potter! In che senso, sono una tua idea?
- Usiamo le anatre per evitare i pesticidi: le facciamo girare tra le viti, libere, come se fossero delle mucche al pascolo, e loro si mangiano gli insetti e le lumache che infestano il vigneto. Si chiamano Runner Ducks e sono agilissime nel muoversi tra i filari. Così produciamo un vino bio.
In un baleno è arrivata l’ora del pranzo. Siamo andati a rinfrescarci e ho incrociato di nuovo lo zio e Yukiko, che chiacchieravano sorridenti. L’idea era di pranzare con loro, ma Lorenzo mi ha invitata a unirmi al gruppo dei suoi cugini e amici, così ho fatto giusto un cenno allo zio e a Yu e sono stata con il gruppo dei giovani. Gli adulti erano radunati al grande tavolo sotto il pergolato, mentre noi ragazzi avevamo un tavolo più piccolo su un lato della casa padronale. Il pranzo che avevano preparato era una festa per gli occhi: frutta, parmigiano, ricotta, un pane fragrante e profumatissimo, marmellate, bocconcini di carne di coniglio, uova sode, insalata di farro. Mentre mangiavamo, un buffo vecchietto ha preso una fisarmonica e si è messo a suonare. È finita che ci siamo messi a cantare insieme, mentre alcune persone grigliavano carne e verdure alla brace, che poi abbiamo gustato con l’olio del podere, e gli adulti hanno brindato con il vino dell’anno prima.
Dopo il pranzo e un po’ di riposo siamo tornati nella vigna, e a pomeriggio inoltrato mi sono trovata vicino anche lo zio e Yukiko.
- Clizia, adesso riposati – mi ha detto Yukiko dopo un po’ – il nonno ha detto che hai già lavorato tanto.
- Ma mi diverto, non preoccuparti Yukiko!
- Sì, sei una brava vendemmiatrice e ti ingaggeremo anche il prossimo anno! Però ora è meglio se ti riposi - mi ha detto Lorenzo, sbirciandomi da dietro il filare – aspettaci nell’aia, forse la nonna ha bisogno di un po’ di compagnia. Ha lavorato tanto pure lei per preparare il pranzo!
Così mi sono avviata verso la grande casa. Due bambine giocavano con uno dei cagnolini, mentre l’altro sonnecchiava sotto un albero. Mi sono seduta sulla panca appoggiandomi al muro della casa. Improvvisamente mi sono sentita stanchissima.
- Sei stanca mimma, eh? – mi ha chiesto la nonnina.
- Un po’ – ho ammesso.
- È l’aria aperta – ha detto allora lei – ma si guadagnano delle belle gote colorite.
Dopo un po’ sono arrivati anche lo zio e Yukiko e via via gli altri vendemmiatori. Stavamo per venir via e mi dispiaceva. Abbiamo salutato tutti e ci siamo avviati col nonno verso la nostra macchina. Il nonno ha pagato me e Yukiko. Io mi sentivo imbarazzata, perché non sapevo come comportarmi, né cosa dire, ma lui mi ha levata dall’impaccio.
- Lorenzo mi ha detto che hai lavorato bene. Brava. Questi te li sei guadagnati. Spero tu sia stata bene con noi e se vorrai tornare anche il prossimo anno sarai la benvenuta! - ha esclamato, consegnandomi dei soldi e stringendomi la mano, come a un’adulta.
- Grazie. Sono stata benissimo – ho mormorato, diventando di tutti i colori.