Sono qui che leggo da un’ora quando mi squilla il cellulare. È Erina.
- Allora? Vieni o no?
- Ehm, oggi non ce la faccio. Magari domani…
- Sei in fissa con la scuola?
- No, è che ci hanno dato da leggere un libro per il fine settimana e lunedì dobbiamo presentare una relazione. Insomma, roba un po’ lunga.
- Figurati! Tu i libri te li bevi!
- Sì, ma è un lavoro a coppie e sono a casa di un mio compagno di classe.
- Uh! E com’è? Carino?
- Ehm, Erina, non è che…
- Allora? È figo o no?
Mi gratto il collo, imbarazzata. Non è che lui può sentirla? In fondo è qui, a poca distanza da me… sto diventando rossa e cerco di cambiare discorso.
- Sai che sono in una casa sull’albero?
- Una casa sull’albero? Cosa intendi?
- Una vera casetta sull’albero: una stanza volante impigliata fra i rami. Una cosa così…
- Ma che figata! Ma chi è questo tipo? Quel Vile di cui mi dicevi?
- Sì, proprio lui, comunque ti chiamo dopo, eh? Così magari so dirti con certezza se domani posso venire o no.
- Magari potrei venire io da te, se mi presenti questo Vile. Cli, dimmi la verità: non è che mi nascondi qualcosa?
- Erina, ciao.
- Ma… ok, ciao.
Sembra delusa. Ma cosa pensa potrei nasconderle? Rimango un attimo perplessa. Uhm, venire lei da me? Sicuramente sarebbe comodo e sarebbe la prima volta!
- Era la tua migliore amica? Quella di Santa Croce?
- Già.
- Mi sa che ti ho incasinato il fine settimana.
- No, va bene così. Insomma, cerco di andare da lei tutti i fine settimana che posso.
- Magari un giorno posso portarti io in motorino.
- I miei mi mettono le budella al sole se lo vengono a sapere.
Spalanca gli occhi e scoppia a ridere.
- Però! Rende precisamente l’idea!
- Lo so.
Insomma, ce l’abbiamo fatta a finire il libro e a fare la relazione. L’abbiamo pure scritta al pc e stampata. Merito anche della mamma del Vile, Donatella, che mi ha invitata a rimanere a cena: mi ha proposto subito di chiamarla per nome e darle del tu. È simpatica e socievole e mi sono trovata bene con loro. Ha apparecchiato la tavola con tutti piatti e bicchieri scompagnati, canticchiando e facendomi un sacco di domande su di me e su come mi trovavo qui. Mi sembra un bel tipo, una senza tante formalità. Quando abbiamo finito di fare la relazione, Nero, che se ne era stato accucciato ai piedi di Donatella tutto il tempo, si è alzato e le ha portato il guinzaglio.
- Il piccolino vuole uscire per la sua passeggiata. Approfittiamone per riaccompagnare Clizia a casa.
Così siamo usciti tutti insieme. La sera era tiepida e Nero camminava accanto a ognuno di noi, a turno, come se ci scortasse e dovesse assicurarsi che stessimo tutti bene. Si era già abituato a me e averlo accanto mi dava una sensazione di dolcezza. Ogni tanto, mentre camminavamo, sentivo il suo muso che mi sfiorava le mani, come mi facesse le coccole. In salita io e Federico abbiamo distanziato un po’ Donatella.
- Quanti anni ha Nero?
- Quattro.
- Anche prima avevate un cane?
- No, lui è il primo. Non avevamo mai avuto animali. Quando il babbo è andato in Germania è stata dura, perché anche se stava poco a casa per via dei suoi orari di lavoro, il fine settimana era sempre con noi. Quando è partito, io e la mamma ci siamo sentiti molto soli: non sai le volte che l’ho sentita piangere quando pensava che dormissi già… e poi un giorno ci hanno regalato Nero: è stato un modo come un altro per riempire uno spazio e far finta di essere sempre in tre.
- Chi ve l’ha regalato?
- Un’amica della mamma che ha un allevamento nel senese. Che poi, se ci pensi, è buffo, perché il babbo è andato in Germania, e noi? Abbiamo preso un pastore tedesco! Sembra quasi una battuta!
- In effetti! – rispondo sorridendo – comunque è un ottimo cane da guardia: stamani mi aveva messo paura!
- Sì, incute timore, ma solo la prima volta, fino a che non scopri che è buonissimo! È un cane davvero intelligente: è come se riuscisse sempre a sapere esattamente come mi sento. Se sono nervoso o triste, lui viene da me, si accuccia ai miei piedi e se ne sta lì, come a confortarmi.
Mentre chiacchieriamo, ad un tratto mi rendo conto che siamo arrivati a casa e mi dispiace. Donatella ci raggiunge ansimando un po’ e Federico la prende in giro.
- Mamma! Sei fuori forma, eh? Sei partita bene, ma poi ti abbiamo dato almeno cinque minuti di stacco!
- Porta rispetto alla tua vecchia mamma, ragazzo - scherza lei – non andavo lenta, eravate voi ad andare troppo veloci. Io mi stavo solo gustando la meraviglia di questo posto, vero Nero?
Per tutta risposta lui le mostra la linguona a penzoloni.
- La mamma è orgogliosa di abitare a Fiesole – spiega Federico, sorridendo.
- Chi non lo sarebbe? Sono in buona compagnia: Boccaccio, Proust, Stein, Frank Lloyd Wright, l’architetto Michelucci, Berenson… devo continuare? Tutti nostri vicini di casa, per così dire! Su, si sta facendo tardi, suoniamo il campanello, prima che i genitori di Clizia si preoccupino.
Appena entro in casa saluto tutti e racconto della bella giornata trascorsa. Federico mi ha ricordato che domani ci saranno i fuochi d’artificio in piazza e io, se voglio iniziare a sentirmi un po’ fiesolana, non posso perdermeli.
Decido di mandare un messaggino a Erina prima di andare a letto per invitarla a venire a Fiesole domani. Ho interrotto la telefonata un po’ bruscamente oggi e spero non se la sia presa!