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mercoledì 2 ottobre 2019

Taccuini di un viaggio - ottobre 2019

Così si perde la bellezza

La poesia del quotidiano è nascosta 
nella fretta dei giorni. 
Il poeta resta muto, 
schiacciato da un perenne rimandare. 
Così si perde la bellezza, 
nella corsa e nel sudore 
di giorni snocciolati e divorati 
sul ciglio di un orizzonte sconfinato. 
Ciechi. 

"Così si perde la bellezza", di Daniela Darone

The poetry of everyday life is hidden in the rush of days. The poet remains mute, crushed by a perennial postponement. Thus the beauty is lost, in the race and sweat of days churned out and devoured on the edge of a boundless horizon. Blind. 

Giacomo Balla - Espansione dinamica + velocità 1913
I translated this text doing my best, to preserve my original thoughts, as they bornt in my head. However, I am not a translator: if you find errors or inaccuracies, feel free to report it to me. Thank you for your help.

giovedì 14 febbraio 2019

Taccuini di un viaggio - 2019


Tutto ciò che serve è dentro te

Ogni tanto mi prende una strana smania. È una sensazione nuova per me che, mi rendo conto, molto dipende dalla stazione a cui sono arrivata. Io, sempre abituata a conservare, perché “non si sa mai”, d’un tratto mi sento come soffocare dal “troppo”, da tutto ciò che ho tenuto da parte finora. Ho voglia di spazio e di vuoto, forse per far passare aria nuova, per accogliere ciò che dovrà arrivare, per rendermi conto a cosa tengo davvero. Liberarsi di qualcosa è essenziale, per riuscire a cogliere nuove occasioni. Rimanere troppo ancorati alle cose non aiuta a viaggiare con un bagaglio leggero. Le cose sono scuse, corazze, ricordi inutili perché, se sono davvero importanti, quei ricordi saranno dentro di noi, ci avranno trasformato in una persona diversa. Dovremmo lasciare andare con gioia, leggerezza, pensando che quella cosa deve trovare nel mondo un altro scopo, un altro padrone. Si dovrebbe essere in grado, in un momento qualsiasi, di alzarsi, partire e non portare via nulla, eccetto noi stessi e coloro che amiamo. Sono davvero necessarie tutte queste cose di cui ci circondiamo?


Notebooks of a journey - 2019: All you need is inside you

Every now and then I get a weird urge. It’s a new feeling for me that, I realize, much depends on the station I arrived at. I always used to keep, because "you never know," all of a sudden I feel like suffocating from "too much", from everything I've saved so far. I want space and emptiness, maybe to let new air passthrought, to welcome what will have to come, to realize what I really care about. Get rid of something is essential, to be able to seize new opportunities. Remain too anchored at things does not help to travel with light luggage. Things are excuses, armor, useless memories because, if they are really important, those memories will be inside us, they will have transformed us into a different person. We should let it go with joy, lightness, thinking that that thing must find in the world another purpose, another owner. We should be able, at any time, to get up, leave and not take away nothing except ourselves and those we love. Are all these things around us really necessary?

I translated this text doing my best, to preserve my original thoughts, as they bornt in my head. However, I am not a translator: if you find errors or inaccuracies, feel free to report it to me. Thank you.

martedì 8 gennaio 2019

Un momento piccolissimo ... con Diego Valeri


Ecco come un poeta, con la sua poesia, augura a tutti il buon anno.

Augurio di Capodanno

Io credo all’uccellino batticoda:
che ci porti il buon anno.
Scorre liscio su l’umido tappeto
di bruni muschi, alla soglia del mare,
sosta un tratto a beccare, e poi di nuovo
scivola via come una spola, vola,
sparisce in cielo. Neppur ci ha guardati.
Ma è bello, affusolato, grigio e bianco:
porta, certo, il buon anno.

Diego Valeri

Già, ma visto che siete qui, forse vi state chiedendo: chi era Diego Valeri? Certo un poeta, l'abbiamo detto prima, ma lasciate che vi dica appena due notizie in più, così per farvi un'idea. E visto che avete fretta, facciamo pure una lista veloce veloce:

- nacque a Piove di Sacco nel 1887 e morì a Roma nel 1976;
- aveva dei fratelli maggiori, quindi lui era il piccolo di casa;
- era timido, proprio come molti di voi;
- studiò letteratura e scrisse le prime poesie quando era ancora molto giovane;
- oltre che poeta fu anche insegnante e traduttore;
- visse lunghi anni a Venezia, in Calle Cereri. Se andrete in quella bella città,   andate a cercare la sua casa e leggete la targa affissa in sua memoria: 

                                 DIEGO VALERI POETA, 1887 - 1976
                      
                      QUI C’È SEMPRE UN POCO DI VENTO
                      A TUTTE L'ORE DI OGNI STAGIONE
                      UN SOFFIO ALMENO UN RESPIRO
                      QUI DA TANTI ANNI STO IO CI VIVO
                      E GIORNO DOPO GIORNO SCRIVO

                      IL MIO NOME SUL VENTO


Diego Valeri (Fonte per la foto: internet)



martedì 19 giugno 2018

Taccuini di un viaggio - 2018


Non m’illudo, mentre percorro il vialetto, che questa serenità duri per sempre. La assaporo e basta. La assaporo pensando allo scampato pericolo, la godo ora, in questo momento.
Il cielo potrà rabbuiarsi, potrà scomparire il sole, e ciò che ho sentito ieri al telegiornale non è stato un brutto sogno, eppure … alzando gli occhi, ho scorto un terrazzino sui tetti, con i vasi alla ringhiera e un pergolato, che presto sarà fiorito … e di fronte, una casetta tinteggiata di un tenue color pastello, con tralci di edera che si allungano sul muro, come gechi arborei. Una lama di sole taglia di sbieco il muro, che ancora nessun imbrattatore ha violato … e tutto è così grazioso! Ed io continuo a camminare, sul vialetto ghiaioso, libera, grata e leggera.

Firenze, 13 aprile 2018


Notebooks of a journey

I have no illusions, as I walk along the path, that this serenity lasts forever. I savor it and nothing else. I savor it thinking about the escaped danger, I enjoy it now, right now. The sky will darken, the sun will disappear, and what I heard yesterday on the news was not a bad dream, however ... looking up, I saw a small terrace on the roof, with flower pots at the railing and a pergola, which will soon be flourished ... and in front of it, a painted house in soft pastel shades, with tendrils of ivy that stretch on the wall, as arboreal geckos. A sunny blade cuts obliquely the wall, which no dauber has yet violated ... and everything is so cute! And I continue to walk on the gravel path, free, grateful, light-hearted and gentle.

Florence, 13th April 2018

I translated this text doing my best, to preserve the musicality and my original thoughts, as they bornt in my head. However, I am not a translator: if you find errors or inaccuracies, feel free to report it to me. Thank you.

venerdì 19 gennaio 2018

Il bimbo e la luna

Notte stellata, Vincent Van Gogh

Felice te, luna dal viso tondo,
che libera ten vai girando il mondo!
Potessi anch'io viaggiar con te là su,
tutto scoprendo quel che scopri tu!

Ma io sono piccino e all'imbrunire
presto presto mi mandano a dormire,
e tu, luna, che vedi il mio dispetto,
tu, sotto i baffi, ridi, ci scommetto!

giovedì 21 dicembre 2017

Una filastrocca prima di dormire

Io sono tanto piccolo,
e tanto grande è il mondo!
Pur mi addormento placido
nel buio senza fondo,
perché, di là, m'aspettano
gli angioli e gli astri d'or.
Di là, ogni notte, navigo
in un gran mar di luce,
che via, lontano, all'isola
del sole mi conduce. 

"Bambini che dormono", 1870, olio su tela di Vasily Perov

martedì 12 dicembre 2017

La canzone del viandante


 
Trotta trotta, somarello,

sotto il raggio della luna …

Dove andò la mia fortuna?

La trovai dentro un castello

tutto d’oro e tutto argento,

nel castello di Corcontento,

nel castel di Buonavoglia

dove mai non cade foglia,

dove mai pioggia non viene

che non dicasi: va bene!

Ma quel ben più non lo credo,

quel castello più non lo vedo,

trotta trotta, somarello …

dov’è il buono, dov’è il bello?

Luna che t’alzi, luna che vai,

luna che non ti fermi mai,

dammi la luce che mai non si appanna,

mostra la strada che mai non inganna,

cantami il canto che mai non si tace,

portami là dove regna la pace.

Trotta trotta, somarello,

sotto il raggio della luna …

Dov’è mai la mia fortuna?

Nel guardar lontan lontano,

nel tentar con lenta mano,

ho perduto la sua traccia …

Forse io l’ho nella bisaccia?

Io, l’antico viandante

che raccoglie cose tante,

cose brutte, cose belle

sotto il lume delle stelle …

La bisaccia dello stanco

pellegrin dal viso bianco,

che ha guardato fin nel fondo

tutto il mondo, tutto il mondo,

e pur cerca e pur non sa

dove mai si fermerà.

Luna che guardi, luna che sai,

luna che non tradisci mai,

dammi la corda che mai non s’allenta,

dammi la forza che tenta e ritenta,

dammi la chiave che schiude il mistero,

portami là dove germina il vero.