Ovviamente abbiamo scatenato l’ilarità di tutti! Adesso, quando siamo insieme, c’è sempre qualche cretino che ci indica e ridacchia e sono diventata improvvisamente famosa: tutti sanno chi sono e quest’improvvisa notorietà non mi va a genio. Non mi piace essere al centro dell’attenzione. Federico, con la sua consueta calma, ha liquidato il tutto senza dargli importanza. “Che idioti!”, ha detto, quasi borbottando fra sé, “certo che mi piaci, ma figurati se pensiamo a metterci insieme! Io sono un cane sciolto, voglio stare libero e fare quello che mi va… e poi, - ha aggiunto – figurati se proprio ora…”. Poi si è interrotto e io non ho chiesto più niente. Non so, mi sentivo un po’ strana. Le sue parole, dopo un’iniziale euforia, mi avevano lasciato un sapore aspro in bocca, che non sapevo spiegarmi. Fra l’altro, anche se penso che lui non lo sappia, i soliti scemi malignano pure sul fatto che Fede non ci sia rimasto male perché sta ancora cercando di leggere la frase sul foglio che gli avevano attaccato sulla schiena. Ormai tutti sanno della sua dislessia e ci fanno pure le battute, pensando di essere spiritosi! Certa gente non ha un minimo di intelligenza!
Per tutti questi motivi non ho accolto l’invito di Erina a organizzare un’uscita tutti insieme: lei si aspettava che questo pomeriggio avessi invitato qualcuno di Fiesole ad unirsi a noi e invece mi sono presentata da sola. Adesso siamo qui, una di fronte all’altra, e lei è evidentemente contrariata. Lo vedo. Tiene la bocca serrata e le sue labbra sono una linea retta sottile.
- Sai cosa mi fa rabbia? – mi chiede a un tratto, e poi prosegue senza aspettare nemmeno la risposta - Mi fa rabbia che tu debba sempre rendere tutto complicato!
- Erina, sei tu che non vuoi capire che io non mi sento a mio agio con loro. Poi, scusa, ma perché oggi non hai invitato Vanessa? E perché hai voluto fissare in Piazza San Marco e non in Santa Croce come sempre?
- Oddio, Cli! Adesso non posso fare un passo senza Vanessa? La piazza, la panchina, le solite facce: chi ha voglia di vederle? Mi sembra di avere un’ancora al posto dei piedi, sempre in porto con la solita gente, a raccontarci sempre le solite cose. Facile per te, che fai la bella vita a Fiesole, immersa in una continua novità!
- Se è per questo, ne avrei fatto volentieri a meno!
- Ma smetti! Secondo me ora ci stai da dieci nella tua nuova vita!
Alzo gli occhi, sospirando, cercando di riordinare le idee per far capire a Erina il mio punto di vista. Incontro il volto della statua del generale Manfredo Fanti che mi guarda, solenne, dal centro della piazza: sembra che anche lui mi voglia interrogare e accusare di qualcosa. In effetti, mi sembra di essere venuta via da un secolo dal mio quartiere, forse perché sono successe tante cose, però non è che sia stato facile per me. Magari Erina è stufa della solita routine, ma a me invece la solita routine piaceva… poi, quanto a fare una bella vita, beh, parliamone…
- Perché allora non vieni tu da me?
- Lo sai che non è facile.
- Neanche per me è facile, ma da quando me ne sono andata sono sempre venuta io da te, tranne quella volta dei fuochi.
- Appunto! Bel risultato ho ottenuto: sei sparita!
- Ancora? Non avevamo chiuso l’argomento? Se non ricordo male, eravamo finite in parità. Magari, se vieni tu a Fiesole, possiamo fissare con Simona, alla gelateria sotto casa sua. E chissà che non possano venire anche Brando e Athos, visto che ci tieni tanto… ma poi, non vi eravate scambiati i numeri di telefono?
- Sì
- E allora? Ti hanno chiamata?
- No
- E tu li hai chiamati?
- Scherzi?
- Quindi come pensi di fare?
- Facile! Ci fissi tu!
- Allora cercherò di fissare con Simona, che è l’unica normale del gruppo, e le chiederò come fare a incontrare anche gli altri che ti interessano tanto. Non ti prometto risultati immediati, ma cercherò di inventarmi qualcosa.
- Brava! Ma con discrezione, però, senza dire che te l’ho chiesto io! Potremmo andare al cinema e poi andare a mangiare qualcosa tutti insieme.
- Un po’ troppe cose nella stessa giornata, lo sai che non mi va di chiedere soldi ai miei!
- Ti sei fissata con questa storia! Secondo me ti fai troppi problemi: scusa se te lo dico, ma sei diventata un po’ una palla al piede, sembra che non ti voglia mai divertire!
Probabilmente nota la mia faccia, o la piega della bocca. Per fortuna che le è rimasto un briciolo di spirito d’osservazione.
- E dai, ma che faccia fai? Stavo scherzando! Credi che anche io abbia tanti soldi da spendere? La paghetta che mi allungano i miei è una miseria: mica si rendono conto dei prezzi che girano… vieni, dai, che ti faccio vedere un negozio nuovo in via Ricasoli. L’altro giorno avevano in vetrina un paio di jeans bellissimi, così gli ho fatto una foto per farteli vedere! Voglio chiedere alla mamma se me li compra, ma volevo un tuo parere. Beh, che ne dici? – mi chiede, mostrandomi una foto dal cellulare.
- Uhm… carina l’idea delle perle applicate sui jeans modello boyfriend. Ci stanno un botto. A proposito, non ti dovevano comprare un cellulare nuovo?
- Macché, il babbo è andato in paranoia, non se ne può parlare senza che tiri su un muro! Dice che devo imparare a tenere bene le mie cose.
- Beh, ma alla fine lo schermo non è troppo sciupato, no? Insomma, ha un effetto un po’ psichedelico, ma si vede comunque.
- Sì, vabbè, dai, andiamo o no? – mi dice, mentre si affretta a metter via il cellulare e a prendermi per mano, riprendendo subito a parlare – Mi dispiace, Clizia, ma oggi facciamo giri diversi: niente Piazza, niente via Calzaiuoli. Oggi ti tengo tutta per me e facciamo un salto in Oltrarno al mercatino vintage: ci tuffiamo fra vecchi grammofoni, libri e cianfrusaglie.
Ma sì, magari sarà divertente, addio però alle speranze di vedere Davide. Chissà se si chiederà che fine abbiamo fatto io e sua sorella!