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giovedì 30 luglio 2026

"Clizia T. - Lo spessore dei sogni" - capitolo 44

 



BEL RINGRAZIAMENTO!

Ieri ero così spaventata che non ho nemmeno controllato il cellulare per vedere se Erina aveva cercato di contattarmi. Ci saranno decine di chiamate perse e dovrò prepararmi a una sfuriata epica! Invece rimango sbalordita: lo schermo è vuoto. Erina ieri non ha chiamato.
Ok, i motivi potrebbero essere mille. Se aveva il display rotto non poteva cercare il mio numero e magari, proprio come me, non lo ricordava a memoria. Però Davide? Possibile che non avesse il mio numero? Mi sembra strano, visto che ogni tanto Erina mi ha telefonato con il cellulare di suo fratello… Forse non aveva credito? Vabbè, se resto qui a rimuginare, finirò per arrivare tardi a scuola!

Appena metto piede in classe, lancio un’occhiata a Lucia, per capire come è andata ieri, ma lei ha la testa infilata nello zaino. Probabilmente ha dimenticato qualcosa anche oggi: è sempre così distratta! Mentre vado al mio banco, miracolo, vedo Athos, Isabella e Samantha che vengono verso di me.

- Dov’è che tenevi nascosta la tua amica? – mi chiede Athos.

Vorrei fargli notare che è la prima volta che mi parla dall’inizio dell’anno, ma decido di passargliela.

- Beh, non è mai stata nascosta veramente, a quanto sappia… è solo che abita a Firenze.

- Sì, lo sappiamo, ce l’ha detto.

- Mi sa che Athos e Brando hanno fatto colpo! – li prende in giro Isabella – la tua amica non sapeva decidersi su chi posare gli occhi!

- Anche tu e Samantha, però, un’occhiatina a Davide gliel’avete data, o no? A proposito, ma voi dove eravate finiti? Paolo e il Bolla hanno rimediato un rimbalzone da due tipe, e tu e il Vile?

Comincia a darmi fastidio quest’abbreviazione che sembra un’offesa!

- Veramente noi eravamo dove sempre. Pensavamo che sareste tornati indietro.

- E noi pensavamo che ci avreste seguiti! E comunque alla fine siamo pure tornati indietro, ma voi non c’eravate più.

- Già, proprio così – rincara Samantha, scoccandomi un’occhiatina.

Non raccolgo, dato che siamo stati un sacco ad aspettarli, ma poi vengo fulminata da un’idea. Non è che questi sono venuti a parlarmi perché mi vogliono chiedere il numero di cellulare di Erina?

- Beh, quindi volete il cellulare di Erina? O di Davide? – sfodero all’improvviso, per cambiare discorso, e sicura che mi diranno di sì.

- Non abbiamo bisogno del tuo aiuto: abbiamo già fatto da soli – risponde Brando con sufficienza, e ridacchiano tutti e quattro soddisfatti.

La mattinata per fortuna scorre tranquilla e dopo poco che sono tornata a casa mi squilla il cellulare. È Erina. Eccola, mi sembrava impossibile che non telefonasse per scusarsi. Anch’io avrei voluto chiamarla prima, ma stamani ero in super ritardo e non ho fatto in tempo.

- Erina! Ciao!

- Volevo vedere quanto ci mettevi a chiamarmi! E, visto che non ti sei degnata, ho dovuto chiamarti io!

Il suo tono arrabbiato mi coglie di sorpresa. Cosa le prende?

- Allora? Ti sei divertita ieri? E dire che io e Davide eravamo venuti per stare con te!

- Ma scusa, sei tu che ti sei allontanata senza dire niente!

- Oh, certo, ora è colpa mia! Io stavo solo facendo amicizia, per vedere se riuscivo a introdurre anche te, visto che ancora non sei entrata un po’ in confidenza con i tuoi compagni di classe! E dire che sono davvero simpatici e carini e non capisco come mai non riesci ad ambientarti… e tu? Come mi ringrazi? Sparisci!

- Ma Erina, sei stata tu a sparire! Vi siete allontanati e via. Io pensavo che sareste tornati indietro, e invece niente!

- Siamo tornati indietro!

- Certo! Dopo un’ora, forse? Cosa pensavi? Di aver legato il tuo cagnolino a un palo? Probabilmente eri troppo occupata a fare colpo sui ragazzi!

- Lascia perdere, Clizia! Non sono stata io a sparire dal muretto. Quando siamo tornati non c’era nessuno! Potevi almeno chiamarmi sul cellulare!

- L’avevo lasciato a casa in carica, ricordi?

- Ma guarda…

- È vero! E comunque ti ho chiamata con il cellulare di Federico, a quello che pensavo di ricordare che fosse il tuo numero, ma tu non rispondevi!

- Il mio cellulare non ha squillato!

- Sicura di non averlo sentito?

- Avrei visto le chiamate perse!

- E come, se avevi lo schermo fuori uso?

Improvvisamente si fa silenzio dall’altra parte. Sento che si sta calmando.

- Ok, senti, diciamo solo che ci siamo perse. Non volevamo farlo apposta, vero?

- Certo! Secondo te?

- Lo sai che ti voglio bene.

- Anch’io.

- Allora cosa è successo ieri? Hai fatto un giro con Federico e gli altri due?

- Uhm, sì – improvvisamente avverto qualcosa di strano, una vocina dentro di me, una sensazione fastidiosa - Ma dimmi di te. Che ne pensi di Athos e gli altri?

- Sono carini! Anche le ragazze mi sono sembrate simpatiche, anche se loro hanno parlato soprattutto con Davide… non ti ingelosire, eh…

- Tranquilla, ci sono abituata.

- Comunque un po’ hai ragione: fanno gli splendidi e magari non sono proprio i tuoi tipi, però potresti sforzarti di conoscerli meglio, no?

- Sai, è difficile se non mi parlano!

- Parlaci tu, allora!

- È che io sono una, e loro sono tanti! Ho fatto del mio meglio, ma mi sono concentrata di più su quelli che sentivo un po’ più simili a me.

- Tipo quello che fa le bolle di saliva, Clizia?

- Ok, magari non è la cosa più bella da vedere, però è simpatico!

- Ok, Cli, hai bisogno di aiuto e io te lo darò. Potresti portare quei tipi a Firenze con te, la prossima volta che verrai a trovarmi.

- Erina, non credo proprio che…

- O posso venire io da te e ci fissiamo. Usciamo tutti insieme.

- Sì, ma il gruppo non funziona, lo hai visto anche tu.

- Su questo hai ragione, era troppo un’accozzaglia. Molla gli altri e tieni il gruppetto che ho scelto io ieri.

Un’altra nota stonata. Non voglio innervosirmi, perché Erina se ne accorgerebbe. Meglio chiudere per oggi.

- Vabbè, dai, vediamo. Ora ti lascio perché ho un sacco di compiti da fare. Ti richiamo presto.


Mi affaccio alla finestra. Albert è in giardino a lavorare ai suoi numeri. Mi indirizza un sorriso e mi mostra il pollice su. Come no, Albert: tutto a gonfie vele! Beato te che sei sempre ottimista! Gli indirizzo un sorriso stiracchiato. Io mi sento un groppo che mi va su e giù fra lo stomaco e la gola. Sembrano tutti così sicuri e con le idee chiare e invece io ho solo una grande confusione in testa. Anche questa storia dei gruppi di amici giusti… giusti per chi? Chi lo decide se uno è giusto o no? E poi mica mi va di fare il cagnolino che aspetta che gli lancino un osso! Gli altri magari saranno più normali e meno popolari, ma con loro mi sento libera di essere me stessa, senza sforzarmi. Anche con Erina ultimamente faccio fatica e mi sa che non sia solo la lontananza. La sto perdendo. Tutta questa gran fretta di crescere che ha mi toglie il fiato. Io mica lo so se mi va di lasciare tutte le grandi comodità dell’infanzia… sì, a volte mi sento in ebollizione e scalpito, ma poi arriva sempre il momento che viene fuori anche la paura e la tristezza di perdere il mio lato infantile. Vabbè, arrovellarmi su questo non mi salverà dall’interrogazione di storia di domani.


Continua...


"Clizia T. - Lo spessore dei sogni", di Daniela Darone 

Foto di Cottonbro studio da pexels

Link al primo capitolo:

Link al capitolo 43:

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