Eccoci qui davanti alla villa della famiglia Felicità. Strano, ma il cancello è aperto, e così saliamo i gradini, pensando sia meglio suonare direttamente all’ingresso principale. Non passano che pochi attimi che la porta si apre di colpo e una signora tutta scarmigliata e sudata ci appare all’improvviso. Ci mettiamo qualche secondo a realizzare che si tratta di Patrizia! Beh, una bella differenza dalla signora elegante e raffinata di ieri. Quella che ci sta di fronte adesso è una donna abbrutita: spettinata, con un prendisole tutto appiccicato addosso dal sudore, dei brutti guanti di gomma, gli occhi cerchiati da una probabile notte insonne, il rigo del kajal sbavato. Forse sarebbe stato meglio avvertire del nostro arrivo, penso, mentre, nonostante non sia mia intenzione, arriccio il viso in un moto di stupore.
Lei, lo capirebbe chiunque, è in un clamoroso imbarazzo. Probabilmente ha aperto perché aspettava qualcuno ed era sicura che fosse lui. Beh, qualcuno autorizzato a vederla in quello stato!
- Buongiorno, cara! – comincia la mamma in tono pimpante, come se non avesse notato l’aspetto di Patrizia - Abbiamo trovato il cancello aperto e così abbiamo pensato di salire. Io e Clizia volevamo solo portarti questi fiori, per ringraziarti della bella serata.
La signora sembra accorgersi delle rose solo in quel momento.
- Oh … siete veramente gentili, io … aspettavo Andy veramente, che mi aveva detto che sarebbe tornato a breve … lui si dimentica sempre le chiavi, sapete, così ho pensato che … oh, mi dispiace farvi stare sulla porta! Vi prego, entrate.
- No no, siamo passate solo per i fiori. Avrai tante cose da fare e quindi ce ne andiamo. Ma ci vediamo un’altra volta, magari un giorno potresti venire a prendere un tè da noi.
La signora Patrizia se ne sta lì, appoggiata alla porta, con in mano il nostro mazzo di rose e un’espressione sconsolata. Si porta la mano alla fronte con gesto stanco, poi se la passa sugli occhi. La mamma si acciglia.
- Ti senti bene, Patrizia?
- Io … no, veramente penso di no … mi gira tutto.
La mamma, sollecita, le si fa accanto e la sorregge.
- Vieni Patrizia, ti accompagno in casa, ti stendi un attimo e vedrai che ti sentirai subito meglio.
Così entriamo tutte e tre e la mamma, guidata più dai cenni di Patrizia che dalle parole, la fa stendere su un divanetto.
- Il fatto è che ho la pressione bassa e questo caldo peggiora le cose … e poi ieri sera …
- Tranquilla - le sussurra dolcemente la mamma, come se curasse una bambina. Le sfila le infradito, le solleva i piedi e glieli appoggia su un cuscino. - Ti prendo un bicchiere d’acqua.
- No, ci dev’essere del tè alla menta, per favore, lì nella caraffa - mormora lei, indicando col dito la zona cucina. La mamma si avvia, sicura, sembra che sia sempre stata lì e riesce perfino a trovare un bicchiere. In un attimo ritorna vicino a Patrizia e la aiuta a sollevarsi un po’ per bere, mentre io osservo la scena da una delle poltroncine e non trovo niente da fare per rendermi utile.
- Scusate, sono terribilmente imbarazzata – mormora Patrizia, cercando di riprendersi un po’.
- Ma figurati! - risponde la mamma sorridendole, comprensiva.
Tanto per non mettere Patrizia ancora di più in difficoltà, cerco di non fissarla e così mi guardo un po’ intorno e vedo che in cucina c’è un grande caos: un sacco di stoviglie, bicchieri e piattini sono nel lavello, tutti sporchi. Almeno una ventina di flûte sono allineati come soldatini su un ripiano, sporchi anche quelli. Non so come abbia fatto la mamma a trovare un bicchiere pulito. In effetti, sembra una devastazione completa.
- Se almeno ci fossero state Gaia o Serena potevi stare con loro, Clizia. Ma Serena è andata a trovare la sua insegnante di danza e Gaia è al maneggio con Andy. Allegra è con Gioia e temo che l’unica rimasta a casa sia Letizia. Troppo piccola per te … Era così stremata dalla giornata di ieri che sta ancora dormendo!
Quasi come l’avesse evocata, eccotela fare capolino dalla porta con un libro di figure sottobraccio.
- Mammina! – la saluta, correndole incontro e saltandole addosso. È stata così rapida che la mamma non riesce a placcarla e a Patrizia non rimane che assorbire il colpo.
- Tesoro, mammina ha un po’ di mal di testa – le dice, cercando di staccarsela di dosso.
Gli occhi della piccola si intristiscono, per poi posarsi insistentemente su di noi.
- Perché siete venute? – ci chiede, senza vergogna.
- Abbiamo portato delle rose alla tua mamma e, già che siamo qui, penso proprio che potrei prepararti anche una bella colazione se la tua pancina ha fame, cosa ne pensi?
- Oddio, mi dispiace – mormora Patrizia, reclinando di nuovo la testa all’indietro e chiudendo gli occhi - ma mi sa che dovrò approfittare della tua gentilezza, Giorgia. Non finirò più di vergognarmi … è solo che … mi sento così sola! – sussurra in un soffio, mentre una lacrima le scende sulla guancia. Con un gesto fulmineo e arrabbiato se la asciuga, ma sia io che la mamma ce ne siamo accorte. Letizia per fortuna è corsa al frigo e non ha notato nulla.
- Allora piccola, burro e marmellata può andare come colazione? Con un bel bicchiere di latte? – chiede la mamma con un tono allegro.
- … e cacao, però! Io adoooro la cioccolata!
- E latte e cacao sia! Perché intanto non fai vedere a Clizia il tuo libro di figure?
- Potresti fare colazione sotto il pergolato, Letizia, qui è tutto in disordine … non c’è posto nemmeno per appoggiare uno spillo! – sussurra Patrizia – Giorgia, ti indico dove ….
- Resta sdraiata lì e non ti muovere; se ho bisogno di qualcosa te lo chiedo. Vediamo un po’: una volta riflettevo che le case in fondo si somigliano un po’ tutte … i posti dove riponiamo le cose, all’incirca, sono sempre gli stessi, quindi tirerò un po’ ad indovinare, eh? Parto da quello facile … burro: in frigo. Ta-daa – e lo mostra sorridendo a Patrizia – e wow, un colpo di fortuna, qui c’è pure la marmellata … l’avrei cercata in dispensa … pane …
- È finito, c’è solo quello a cassetta … da qualche parte là a giro, l’abbiamo usato ieri sera.
- Ok, trovato! E latte e cacao, trovati anche loro … sono brava, eh? Però lo zucchero … ok, però non vale! Chi ha messo lo zucchero in frigo? – domanda, strabuzzando gli occhi e strappando un sorriso a Patrizia.
- Ah, deve essere stato Andy! Ha sempre la testa fra le nuvole quando si tratta delle faccende di casa!
Io e Letizia siamo sedute vicino alla vetrata, quindi dalla parte opposta a quella di Patrizia e la mamma, ma mi sono praticamente svitata un orecchio lanciandolo vicino a loro per cercare di non perdermi i loro discorsi. Più che altro è la mamma che parla a raffica, e non è nemmeno una cosa che le riesca bene, perché lei di solito parla con calma, è difficile sentirla con questo tono da dj. A me sembra pure un po’ in difficoltà, perché Patrizia si è lasciata andare inaspettatamente e si capisce che non ne ha potuto fare a meno. La mamma la vuole aiutare fingendo di non essersi accorta di niente, o forse vuole semplicemente che non se ne accorga la piccola. Mi sa che la signora Patrizia ha avuto un crollo, o qualcosa del genere, insomma quella roba lì di quando hai qualcosa dentro di troppo peso e anche una parola magari ti fa venire da piangere. Però, ecco, non è che sia il massimo lasciarsi andare con degli sconosciuti … uno lo fa da solo, di solito, quando non ha nessuno fra i piedi, solo che a volte è proprio inevitabile e allora …. Nel frattempo Patrizia ha offerto anche a me qualcosa da mangiare, e anche se ho già fatto colazione ho accettato un succo di frutta. La mamma si guarda intorno, con fare un po’ indeciso, ma poi, all’improvviso, la vedo che comincia a radunare tutte le cose sporche da lavare. Patrizia socchiude gli occhi, a sentire i rumori della cucina.
- Giorgia, ma cosa fai? – le chiede, allarmata.
- Oh, che vuoi che sia, volevo solo mettere la roba nella lavastoviglie, almeno cominciamo a riordinare qualcosa. Ti dò una mano.
- Oh, cara, non pensarci nemmeno! E poi, purtroppo, la lavastoviglie non funziona, è piena di roba sporca. Ho dato il via al ciclo ma si è bloccata, il display mi dà un errore strano, non so dove sia il manuale di istruzioni e ….
Miseria, ma dove è la signora scintillante di ieri sera? La ricciolina bionda super elegante con un abito da paura eccetera eccetera?
- Oh, ma allora oggi è la giornata della roba rotta! A noi si è rotta la macchina, a te la lavastoviglie! Beh, cosa importa? Possiamo sempre lavare a mano … anche se potrebbe essere solo il filtro da pulire … Beh, lasciamo stare, infiliamo tutto nel lavello: che vuoi che sia? In fondo non c’è tanta roba, dai …
Prima che Patrizia abbia potuto aprire bocca, la mamma ha già inforcato i guanti trovati nello sportello della cucina e afferrato con decisione la spugnetta per i piatti. Il liquido verde del detersivo cola sulla spugna e la mamma comincia a strofinare di buona lena.
- Clizia, perché non mi aiuti? Potresti sciacquare, almeno facciamo un lavoro più veloce!
- Non pensarci nemmeno! – urla quasi Patrizia, a quanto pare inorridita all’idea – non posso assolutamente permetterlo! Laverò tutto io, Giorgia, ti prego, lascia stare!
- Non ho niente da fare stamani ed è l’ora della mia buona azione quotidiana. Se non faccio questa, dovrò impegnarmi a trovarne un’altra. Mi piace lavare, è come buttar via anche i pensieri neri, le preoccupazioni … alé, una bella strusciata e ciao allo sporco … magari fosse sempre così facile … però in qualche modo è terapeutico, ti assicuro. Ok, ti lascerò sciacquare, Patrizia, visto che mi sembra che tu ti senta meglio. Clizia potrà stare con Letizia. Perché non andate in giardino dopo, visto che Letizia ha quasi finito di fare colazione?
- Ok mamma – la rassicuro, sperando che la piccola mangiucchi qualcos’altro. Chi se la vuole perdere la chiacchierata di quelle due? Il clima è da “mi sto preparando per dare il via allo sfogo”, quindi mi fingo occupatissima a guardare con Letizia il suo libro e cerco di farla parlare, ascoltandola con un orecchio solo, tentando di origliare i discorsi della mamma e di Patrizia.
- Che lavoro fai, Giorgia? Ieri non te l’ho nemmeno chiesto, tutta presa a mostrarti il laboratorio.
- Tenevo la contabilità in una ditta tessile, fino a poco tempo fa.
- Oh, numeri! Ti ammiro: non ci ho mai capito molto in matematica! E ora invece? Non lavori più?
- La ditta ha chiuso. Sono stata licenziata … non ce la facevano più ad andare avanti, sai, con la crisi e tutto il resto …
- Mi dispiace! Vedrai che troverai presto un altro lavoro, ne sono sicura – si affretta ad aggiungere Patrizia.
- Beh, veramente ho spedito non so più quanti curriculum ed ho fatto anche qualche colloquio, però mi hanno detto che sono in un’età difficile … pensavo di averla passata già da un po’ l’età difficile – dice la mamma, cercando di scherzare e, maledizione, arrossisce. Come se fosse colpa sua il fatto di essere rimasta senza lavoro! Lì per lì si crea un silenzio imbarazzante e l’unico rumore è quello dell’acqua e il tintinnare dei bicchieri e delle stoviglie. Poi Patrizia si ferma di colpo e si volta a guardare la mamma.
- Scusa cara, ma non ci hai detto ieri che anche tuo marito lavora nel tessile? Non nella stessa ditta, vero?
- Purtroppo sì. Anche lui sta facendo dei colloqui, ma non è facile …
- Ma è terribile!
- Sì, beh, diciamo che abbiamo visto giorni migliori. Ma ce la caveremo: non può andare tutto male, no? È un momento, poi si sistemerà tutto, basta non scoraggiarsi.
Gli occhi di Patrizia corrono nella mia direzione a scrutarmi, ma faccio in tempo a distogliere lo sguardo. Mica mi va di farle pena. Comincio a sentirmi un po’ sulle spine. Per fortuna la mamma svia il discorso.
- Se vuoi, dopo possiamo dare un’occhiata alla lavastoviglie. Magari è una sciocchezza. Proviamo a pulire il filtro e vediamo se è quello il problema. Poi, con calma, cercate il libretto di istruzioni o alle brutte chiamate un tecnico, se proprio non c’è niente da fare.
Patrizia tira un sospirone.
- Macché Giorgia, non so dove sono i libretti di istruzione, e a dirti la verità non ho mai pulito il filtro della lavastoviglie … non so nemmeno dove stia questo filtro!
- Oh, capisco, è Andy che sistema queste cose, vero?
- Figuriamoci! Lui pensa solo al maneggio. La gestione delle nostre figlie è sempre stato lavoro mio, al cento per cento, e non credere che sia facile! La casa invece la seguiva Conchita, la nostra preziosa domestica tuttofare. Ma, sfortunatamente per noi, mentre era in vacanza a Valencia dalla sua famiglia, si è innamorata! Mi ha chiesto un periodo di riflessione e gliel’ho concesso: non sa se restare a Valencia o tornare in Italia. Il peggio è che quella sciocca mi ha avvisata solo due giorni prima del suo previsto rientro ... Andy me ne ha dette di tutti i colori quando l’ha saputo! Senza Conchita, che pensa sempre a tutto, ci sentiamo persi! Io non sono mai stata una donna di casa: non mi parlate di pulire e cucinare, non è roba per me!
Nel frattempo la piccola si è accorta che non seguo proprio tutte le sue chiacchiere, così mi tira per la maglietta e mi tocca seguirla in giardino. Ci avviciniamo alla cancellata e lei si mette a giocare con la ghiaia, cantando una canzoncina. Poi si fa seria, indica col ditino grassoccio la nostra casa e mi fa cenno di avvicinarmi.
- Quella è una casina incantata - mi sussurra, sgranando gli occhioni - Lo sai che lì ci sta un giullare matto?
- Quella è la casa dove abito io! – le rispondo stupita, aggrottando la fronte – e mio zio non è un giullare matto!
- No! – risponde ridendo – il giullare matto è quello col furgoncino tutto colorato, il tuo zio è il mago.
- È un professore, non un mago!
- Ha gli occhiali: è un mago per forza!
- No che non lo è!
- Sì invece! Lo sanno tutti che i maghi hanno gli occhiali! E tu sei il piccolo elfo.
- Un elfo? Sono una femmina!
- Occhi grandi, visino pallido uguale elfo. Lo sanno tutti che …
- Ok ok, ho capito. E tu allora saresti la principessa del castello?
- Di solito sì, di solito no!
Mi metto a ridere, perché la piccolina è proprio buffa e fantasiosa. Poi vedo la mamma che si affaccia alla portafinestra e mi chiama. Ha una faccia strana e mi sorride. Corro da lei.
- Dobbiamo andare, Clizia! Devo occuparmi di alcune cose.
Vedo che anche Patrizia ha riacquistato un aspetto decisamente migliore. Le due si guardano, quasi di sottecchi e sembrano entrambe soddisfatte e eccitate per qualcosa che, al momento, mi sfugge, ma continuano a chiacchierare del più o del meno e la piccolina insinua la sua manina sudaticcia nella mia. Mentre usciamo dal giardino, Patrizia ci fa ciao con la mano.
- A presto, Giorgia! – esclama con allegria.
Siamo appena uscite dal cancello che vedo la mamma che mi lancia un’occhiata felice. Mi prende la mano, mentre attraversiamo la strada e me la stringe, ma non dice nulla. Entriamo in casa e ci affacciamo subito in sala, dove ci sono le nonne che chiacchierano, sedute al lungo tavolo da pranzo. La mamma prende un bel respiro e con un sorriso raggiante esclama:
- Non ci crederete, ma ho appena trovato lavoro!
Io spalanco la bocca per la sorpresa e rimango senza parole, mentre le nonne invece le si fanno intorno, fra mille domande ed esclamazioni di gioia. La mamma solleva allora le mani, mentre non riesce a smettere di sorridere, cercando di far capire che vuoterà il sacco appena la ascolteranno. Così le nonne rimangono in silenzio e la mamma racconta dell’incontro con Patrizia, con tutti i dettagli. Non capiamo dove voglia andare a parare, ma poi all’improvviso la mamma conclude: “e così, mentre parlavamo, Patrizia a un tratto si è bloccata di botto, come se le fosse venuta in mente un’idea clamorosa e mi ha offerto di lavorare per lei. Beh, almeno fino a quando tornerà Conchita … però potrebbe pure non tornare, no? E così avremmo risolto almeno in parte i nostri problemi, che dite? Non è fantastico?"
- Scusa, ma tu cosa dovresti fare di preciso? – chiede la nonna Annalena.
- Oh, beh, diverse cose, veramente. Fare le faccende di casa, stirare, cucinare … insomma, io mi occuperò della casa, lei delle figlie: dividiamo il peso della gestione della famiglia. Ma soprattutto mi ha chiesto di cucinare.
- Tu? – fa la nonna Annalena, aggrottando la fronte, perplessa.
- Sì, io!
La nonna fa una smorfia con la faccia e si gratta il collo, pensierosa.
- Beh, che c’è?
- Guarda, Giorgia – inizia, schiarendosi la voce e cercando di dosare bene le parole - Ammirevole da parte tua non fossilizzarti a cercare un lavoro da impiegata, ma vorrei farti notare che sai cucinare quattro piatti in croce, fai le lavatrici più azzardate che abbia mai visto in vita mia, non sei un granché a stirare e non mi sei mai sembrata una gran donna di casa. Senza offesa, tesoro, ognuno è quello che è … come pensi di risolvere questi piccoli particolari?
- Sì, non credere che non ci abbia pensato … però lì per lì ho preso la palla al balzo, mica potevo rifiutare un lavoro servito su un piatto d’argento. Vuol dire che imparerò a cucinare e diventerò un’esperta casalinga. Tu, mamma, sei un’ottima padrona di casa e potresti insegnarmi.
- Va bene – mormora la nonna, aggrottando la fronte – vuoi vedere che a più di quarant’anni mi diventi bravina? Solo, in quante lezioni dobbiamo prepararci al nuovo lavoro?
La mamma fa un sorriso stiracchiato e si torce le mani, un po’ nervosa.
- Facciamo oggi e domani? Un’immersione totale?
- Stai scherzando?! – esclama la nonna.
- Non c’è un minuto da perdere, mamma! Dov’è il tuo Artusi? Ah, ma c’era anche quel libro che mi avevi regalato quando mi sono sposata, quello più moderno … ma dove può essere andato a finire? Sai quello che comprammo al mare su quella bancarella? – fa la mamma tutta agitata, mentre corre su e giù, prendendo carta e penna per segnarsi le cose fondamentali che le vengono in mente, svolazzando da un lato all’altro della libreria, grattandosi il mento pensierosa e infossando la ruga fra gli occhi.
- È nella libreria, Giorgia, scaffale in basso – mormora la nonna, scuotendo la testa – almeno hai detto a Patrizia che sei una principiante?
- Scherzi?! Vuoi che mi siluri da sola? Ha assaggiato la torta di mele, le è piaciuta e ha pensato che fossi una brava cuoca e una brava padrona di casa. Insomma, una che le poteva risolvere il problema! Oh mamma! Sapessi com’era felice quando le ho detto di sì! Che ci vuole a preparare qualcosa per cena?
- Hai sempre cucinato per voi tre, tesoro, mentre loro sono in sette. E ti pagano per questo. Si aspettano che tu sappia fare ciò per cui sei pagata.
Lì per lì la mamma ha un gesto di sconforto, sospira e si lascia cadere pesantemente su una poltrona.
- Vuol dire che prima di partire ti insegnerò a fare la mia gougère bourguignonne – le dice Therese, facendole l’occhiolino - Sono sicura che diventerai una cuoca sopraffina! Che bello avere a che fare con il cibo, invece che con quei numeri antipatici e senza cuore!
La mamma alza gli occhi su di lei con gratitudine e le viene da ridere.
- Grazie Therese, sei unica!
- E naturalmente non ci faremo mancare nemmeno quell’ottimo dolce bretone alle prugne che ti piaceva tanto, che è semplice e fa un figurone.
- E tu, mamma? Che mi dici?
- Che ti ho trovato l’Artusi e l’altro libro che cercavi – risponde la nonna, mostrando i due volumi che ha recuperato dalla libreria - e che bisogna andare a fare la spesa, se vuoi cogliere l’occasione per esercitarti a fare qualche piatto. Meglio iniziare da lì, dopotutto pulire la casa è più semplice e già ti arrangi.
Poi tutte e tre realizzano di colpo di essersi dimenticate di me.
- Beh, Clizia? Non sei contenta? Non corri ad abbracciarmi? – mi chiede la mamma, di nuovo caricata a molla e piena di buona volontà.
Vado da lei e la stringo forte.
- Brava mamma - le dico, schioccandole un bacio sulla guancia.
- A proposito, me ne stavo quasi scordando – fa allora lei, dandosi un colpetto sulla fronte – fra qualche giorno non è il compleanno di Erina? Cosa avevi intenzione di comprarle? Hai bisogno di un anticipo sulla tua paghetta?
- No mamma, grazie. Sono a posto.
Sinceramente non mi va di approfittarmi del momento di euforia della mamma, perché so già che tempo una settimana perderà di nuovo il lavoro. Quelli si aspettano qualcosa che la mamma non ha imparato a fare in più di dieci anni! Un po’ secondo me non le piace, un po’ non c’è proprio tagliata. È un’impiegata modello, ma ai fornelli … Vado in camera e tiro fuori la maglietta che mi ha comprato la mamma l’anno scorso e che ha ancora il cartellino attaccato. Mi stava grande e volevamo cambiarla, poi ci passò di mente e la accantonammo per quando fossi cresciuta un altro po’. Me la presento davanti allo specchio: carina, e quest’anno mi starebbe perfetta. A Erina andrà sicuramente bene e sono sicura che le piacerà. E poi questo colore starà meglio a lei che a me, visto che sarà tutta abbronzata. La piego e vado a cercare qualcosa per incartarla e un cartoncino colorato per farle un bigliettino artigianale, dove potrei disegnare quegli omini buffi che mi riescono così bene e che le piacciono tanto. Fra qualche giorno c’è la festa di Erina. E rivedrò così anche quello scemo di Davide. E non so ancora cosa mettermi!