VA VERIFICATO, NO?
Mentre sono sull’autobus che mi riporta a casa guardo fuori dal finestrino e lascio vagare la mente. È stata una giornata divertente. Santo Spirito ha sempre un’atmosfera incredibile, con la veracità fiorentina e le sue botteghe artigiane assaltate dagli stranieri.
Passeggiando ho visto una lampada Tiffany che nonna Annalena si sarebbe portata a casa al volo! Ora però sono stanca. Non voglio pensare a nulla e riposare la mente, come mi ha insegnato Yukiko un giorno che ero un po’ giù e facevamo insieme i Kokedama: lascio solo che le immagini mi attraversino gli occhi. Arriva un pensiero, lo accolgo, lo spazzo via. Un altro: benvenuto! E poi lo lascio andare… è facile, se ti eserciti un po’. Ma c’è un pensiero che torna più e più volte e che non riesco a far sloggiare, e allora mi sa che va verificato. Va verificato, no? Perché forse è importante. Improvvisamente mi sento un po’ agitata, su di giri, e non vedo l’ora di arrivare a Fiesole.
Quando Federico mi apre la porta, aggrotta la fronte.
- Oh, la mia ragazza! - mi dice, abbozzando un sorriso scherzoso – ti mancavo, amore, vero?
- Non fare lo scemo.
- Allora? Oddio, non dirmelo! – mi chiede dubbioso – avevamo da fare un compito insieme?
- No… secondo te venivo a quest’ora, poi?
Nero mi assalta per farmi le feste come al solito e rischia di buttarmi in terra.
- Non hai ancora insegnato le buone maniere a questo cane! – osservo ridendo e facendo qualche carezza sul suo testone. Nero è uno degli esseri viventi più attento e sensibile che conosca. Sa farsi amare: è un dono, davvero.
- Insomma, se non sei venuta fin qui per chiedermi se voglio essere il tuo ragazzo e se non dobbiamo nemmeno studiare insieme, come mai sei venuta a quest’ora?
- Volevo chiederti solo se tu, di solito, cancelli il registro delle chiamate o no.
- Eh?
- Il registro chiamate del cellulare! Lo cancelli o no?
- No, di solito no. Ma perché? Vuoi controllare che non mi chiami nessun’altra? Se fai così però mi soffochi, sei troppo gelosa!
Alzo gli occhi al cielo, spazientita.
- Insomma, dov’è il tuo cellulare? Me lo fai vedere?
- Sei pazza, ti serve un dottore bravo.
- Poi ti spiego, dai, fammi vedere!
Lo va a prendere con la consueta calma, non c’è verso che qualcuno possa pensare che sia un soggetto schizzato. Per velocizzare quasi mi avvento su di lui e gli strappo il cellulare di mano, non appena lo vedo tornare.
- Ehi, ma che modi…
Senza nessun riguardo per la sua privacy vado velocemente all’elenco chiamate di quel giorno. Controllo. Prendo il mio cellulare e vado alla rubrica: Erina. Ok. Confronto. Confronto bene. Confronto meglio. Oookkk.
- Allora?
Faccio un sospirone.
- Allora c’è qualcosa che non va.
- Forse se mi spieghi meglio…
- Che vuoi che ci sia da spiegare? Erina non ci ha risposto la sera dei fuochi!
- Ma hai fatto un numero a caso!
- Non a caso: ho fatto il numero che mi sembrava di ricordare, anche se non ero sicura.
- E allora?
- Allora il numero era giusto, e lei ha detto che quella sera non aveva ricevuto chiamate.
- Non l’avrà sentito squillare, con tutto quel casino.
- Ha detto anche che non aveva chiamate perse sul cellulare.
- Ma non aveva il display rotto?
- Il display non è rotto, è solo tutto bollicioso, come se ci fossero delle gocce d’acqua dentro, ma non così rovinato da non vedere chi sta chiamando. L’ho visto stasera, il suo cellulare. Ecco perché l’ha messo via in tutta fretta!
- Allora…
- Allora non ha risposto apposta. E poi ha fatto addirittura l’offesa! Ciao, Fede.
- Ma dove vai?
- A casa. È già tardi. I miei…
- Ti mettono le budella al sole se torni a casa in ritardo!
- Ecco, appunto.
- Ok, ma stai bene?
- Sono una scema, Fede, sono proprio una scema galattica.
Continuo a darmi dell’idiota mentre corro fino a casa. Il cancellino stride più forte del solito: il babbo si è dimenticato ancora una volta di metterci un po’ d’olio, e improvvisamente si leva, stizzoso, l’abbaiare di due cani. Non posso evitare di trasalire e di voltarmi, stupita. Dal cancello delle sorelle Felicità spuntano due musetti pelosi; sembrano proprio arrabbiati e mi fissano con asprezza. E questi da dove sbucano? Da quando in qua i Felicità hanno due cani?
- Siamo un po’ in ritardo, Clizia! - mi fa nonna Annalena, aprendo la porta ancor prima che abbia potuto suonare.
Non capisco perché usi il plurale se sono in ritardo solo io!
- Lo so, nonna, scusa.
- E meno male che il babbo è al maneggio, perché sennò rimediavi una bella lavata di capo!
- Lo so, nonna, lo so.
- Benedetti ragazzi… - sospira.
- Scusa nonna, ma quei cani?
- Sono la novità di casa Felicità: due bassotti a pelo ruvido.
- Parecchio suscettibili? Mi hanno sfondato i timpani!
- Sì, brava, cambia discorso, vai… mi hai fatto stare in pensiero!
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