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domenica 6 novembre 2022

Pam & Mel Pa🍎nia


Consuma, 25 agosto 1986

Cara Melania,

ho aspettato un bel po' prima di scriverti, per farmi passare la tristezza e la rabbia che mi hai fatto provare con la tua lettera. Hai ragione, spesso non capisco bene quello che mi scrivi. Cosa intendi per esempio quando scrivi che ogni tre secondi ho una crush? Mi schiaccio e mi frantumo per qualcuno secondo te? Il vocabolario di inglese almeno dice questo! Preferisco pensare che tu sia solo stressata e che non intendessi ferirmi e quindi mi sforzo di far finta di nulla e di perdonarti: non si butta via un’amicizia come la nostra per un’incomprensione!

Eccomi qui, dunque, sempre più disperata e giù di morale, confinata nella casa di vacanza dei nonni con mio cugino Arturo: un luogo ameno di prati e campi e se ricordi che la nonna qui non ha nemmeno la televisione e il telefono, potrai capire che non è che ci sia tanto da divertirsi!

È l’ultima volta che mi faccio rimandare, giuro, anche se forse dovrei essere almeno un po’ sollevata visto che ieri ho finito il programma di geografia economica.

Le uniche due cose decenti che ho fatto in questi giorni (a parte studiare, naturalmente) sono state leggere il libro di Daile Carneige “Come trattare gli altri e farseli amici” e l’uscita di ieri pomeriggio per fare un giro in macchina e un salto in paese con Arturo, Dafne (l’unica mia amica di qui. È arrivata qualche giorno fa, tutta spumeggiante e bionda ossigenata. Ogni anno il confronto con lei è una spina nel fianco, ma quest’anno finalmente non mi sono sentita inferiore) e Luca (il nipote di una vecchietta che abita vicino ai nonni). Io e Dafne abbiamo imbroccato tre ragazzi di Firenze mentre Arturo e Luca giocavano a calcino in un bar. Approfittando del fatto di essere in paese, ho telefonato a Mauro, che mi ha aggiornato sulle ultime novità della compagnia: lui si è messo con una ragazza (dice che non la conosco) e Alessio si è messo con la Tamara ed è addirittura andato al mare con lei ed i suoi genitori! Ora capisco la frase scritta dalla Tamara sulla cartolina che mi ha spedito: “Tanti saluti e baci da Tamara e Alessio”. E io che mi domandavo chi fosse questo Alessio! Lì per lì, quando Mauro me lo raccontava, ero contenta per loro, ma ora no! Non chiedermi perché, ma non sono felice che si siano formate queste coppie. Forse volevo restare al centro dell’attenzione di Mauro e di Alessio e ora mi sento spodestata e ho solo voglia di presentarmi alla compagnia, al ritorno dalle vacanze, talmente carina da far strabiliare tutti. Non voglio certo che Alessio e Tamara si lascino, perché voglio bene a tutti e due, ma sono confusa e inspiegabilmente gelosa.  

I miei genitori e i miei zii vengono a trovarci il fine settimana per portarci la spesa, la posta e le notizie del "mondo civilizzato". È stato proprio così, per caso, leggendo una pagina de “La Nazione” dove l’ortolano aveva incartato delle verdure, che ho scoperto che alla fine di luglio è morta la mia amica-prof. che mi ha dato ripetizioni di matematica e fisica. È stata coinvolta in un incidente mentre andava in vacanza. Questa scomparsa mi fa riflettere ancora una volta sul perché se ne vadano spesso le persone migliori e non sai che malinconia vedere la sua immagine tutta sbertucciata su quella pagina di giornale! Non riuscivo a crederci e ho letto e riletto quell’articolo con gli occhi pieni di lacrime, sperando incoerentemente che non fosse vero. Mi sono tornati alla mente i pomeriggi afosi nella piccola cucina di casa sua, quando mi seguiva mentre facevo gli esercizi e la sua voce dolce che mi richiamava all’attenzione quando sbagliavo qualche passaggio. Non aveva nessuno, Mel, a parte i suoi genitori: non un fidanzato e, credo, nemmeno tanti amici. Adesso penso spesso a quella cucina vuota e al fatto che lei non ci sia più: in un momento è sparita lei e tutto il mondo delle sue emozioni e pensieri.

Per fortuna è arrivata anche qualche novità piacevole. I miei mi hanno portato una cartolina di Leonardo, che scrive: “Spero che ti faccia piacere ricevere questa cartolina. Ti auguro un buon finale di vacanze. Leonardo”. Abbastanza neutra come frase, ma prova a indovinare l’illustrazione? Un notturno di Livorno con sopra scritto BACI BACI BACI. Allora forse gli piaccio davvero e la mia sensazione non era sbagliata! Speravo che ci fosse anche la lettera di risposta di Carmine, il ragazzo di Ischia di cui ti ho scritto, ma invece nulla! Più ci penso e più mi dico che sono stata proprio scema: potevo passare due settimane memorabili e invece …

come vedi le tue brontolate non mi fanno desistere dal raccontarti le cose come stanno! Forse, come dice la tua mamma, sono innamorata dell’amore o forse mi sento felice se piaccio ai ragazzi. Magari potrei provare a parlarne con Arturo, per sentire il suo punto di vista. Sai, sono contenta che Arturo sia qui con me! In queste vacanze piano piano siamo diventati più amici che cugini: lo rimbambisco con mille chiacchiere su Flavio appena posso! Comunque, da quando ho cominciato a confidarmi con Arturo, anche lui mi racconta tante cose personali e ha smesso di avere quell’aria sempre perfettina da Bravo: non è meglio così? A proposito di Flavio! Prima di partire per la Consuma l’ho rivisto! Con i suoi immancabili “Lee” e la maglia rosa, i capelli lunghi: era fantastico! Passava sotto casa mia con il ragazzo della Beatrice, proprio mentre ero affacciata alla finestra con la mamma. Avrei voluto gridare “Mamma, guarda Flavio!”. Scioglimento totale misto a malinconia: avrei voluto parlarci, ma mica potevo chiamarlo dalla finestra! Il cuore ha tremato prima ancora che gli occhi lo vedessero. A piedi, senza la sua immancabile Vespa, chissà perché? Forse perché adesso ci vuole il casco? Con gli occhi in tilt ho seguitato a guardarlo fino a che non è scomparso dietro la casa in pietra all’angolo. In quel momento ho pensato alla canzone di Baglioni “Chissà se mi pensi”. Che faccia avrà fatto quando ha ricevuto la mia cartolina? Vorrei avere il coraggio di parlargli senza farmi prendere dall’agitazione e confessargli il mio amore, senza avere paura ogni volta che possa accorgersi di come mi batte forte il cuore: sembra che voglia volarmi fuori dal petto! Con gli occhi cerco di mandargli dei messaggi, cerco di comunicargli i miei entusiasmi, ma forse lui non se ne accorge perché a volte faccio fatica a guardarlo.  Chissà se lui mi vuole almeno bene? Chissà se un giorno mi dirà che vuole stare con me! Forse hai ragione, Mel: ho proprio la testa piena di confusione e tanta voglia di piangere!

A parte questo, sarai contenta di sapere che, oltre all’aspetto estetico, mi sono messa in testa di migliorare su molti altri fronti e ho cominciato a studiare di più l’inglese e il tedesco (almeno mi sarà utile per la scuola!).

Il 5 settembre ho gli esami di riparazione: sensazioni miste fra panico e tranquillità.

Chiudo questa lettera con una super novità: quando torno a Firenze vado a ritirare il motorino al concessionario! I mei mi hanno comprato un Sì rosso. Sono già andata con il babbo a comprarmi il casco, un Nava 3 bianco. 100.000 lire per proteggere la mia testolina!

Ti copio un testo che ho trovato sul libro che sto leggendo: si tratta di “Father forgets” di W. Livingstone Larned. Carnegie raccomanda di non criticare e non condannare, perché così facendo si possono ferire le persone. La prossima volta che vorrai brontolarmi, fallo gentilmente!

Scrivimi presto Mel, e dimmi tutto di te, di quello che ti preoccupa e senza limitarti: ce la metterò tutta per capire e, se non ci riuscirò, ti chiederò di spiegarmi. Quali discorsi strani ti fa Stefano? Non farmi pensare male!

Pamela (confusa e incasinata, forse, ma che ti vuole un mondo di bene!)

Pa🍎nia

  

 

Ascolta, figlio: ti dico questo mentre stai dormendo con la manina sotto la guancia e i capelli biondi appiccicati alla fronte.
Mi sono introdotto nella tua camera da solo: pochi minuti fa, quando mi sono seduto a leggere in biblioteca, un’ondata di rimorso mi si è abbattuta addosso, e pieno di senso di colpa mi avvicino al tuo letto. E stavo pensando a queste cose:
ti ho messo in croce, ti ho rimproverato mentre ti vestivi per andare a scuola perché invece di lavarti ti eri solo passato un asciugamani sulla faccia, perché non ti sei pulito le scarpe. Ti ho rimproverato aspramente quando hai buttato la roba sul pavimento. A colazione, anche lì ti ho trovato in difetto: hai fatto cadere cose sulla tovaglia, hai ingurgitato cibo come un affamato, hai messo i gomiti sul tavolo.
Hai spalmato troppo burro sul pane e, quando hai cominciato a giocare e io sono uscito per andare a prendere il treno, ti sei girato, hai fatto ciao ciao con la manina e hai gridato: “Ciao papino!” e io ho aggrottato le sopracciglia e ho risposto: “Su diritto con la schiena!” E tutto è ricominciato da capo nel tardo pomeriggio, perché quando sono arrivato eri in ginocchio sul pavimento a giocare alle biglie e si vedevano le calze bucate.
Ti ho umiliato davanti agli amici, spedendoti a casa davanti a me. Le calze costano, e se le dovessi comperare tu, le tratteresti con più cura. Ti ricordi più tardi come sei entrato timidamente nel salotto dove leggevo, con uno sguardo che parlava dell’offesa subita?
Quando ho alzato gli occhi dal giornale, impaziente per l’interruzione, sei rimasto esitante sulla porta.
 “Che vuoi?” ti ho aggredito brusco.
Tu non hai detto niente, sei corso verso di me e mi hai buttato le braccia al collo e mi hai baciato e le tue braccine mi hanno stretto con l’affetto che Dio ti ha messo nel cuore e che, anche se non raccolto, non appassisce mai. Poi te ne sei andato sgambettando giù dalle scale. Be’, figlio, è stato subito dopo che mi è scivolato di mano il giornale e mi ha preso un’angoscia terribile.
Cosa mi sta succedendo?
Mi sto abituando trovare colpe, a sgridare; è questa la ricompensa per il fatto che sei un bambino, non un adulto?
Non che non ti volessi bene, beninteso: solo che mi aspettavo troppo dai tuoi pochi anni e insistevo stupidamente a misurarti col metro della mie età. E c’era tanto di buono, di nobile, di vero, nel tuo carattere! Il tuo piccolo cuore così grande come l’alba sulle colline.
Lo dimostrava il generoso impulso di correre a darmi il bacio della buonanotte. Nient’altro per stanotte, figliolo. Solo che son venuto qui vicino al tuo letto e mi sono inginocchiato, pieno di vergogna.

È una misera riparazione, lo so che non capiresti questo cose se te le dicessi quando sei sveglio. Ma domani sarò per te un vero papà.
Ti sarò compagno, starò male quando tu starai male e riderò quando tu riderai, mi morderò la lingua quando mi saliranno alle labbra parole impazienti.
Continuerò a ripetermi, come una formula di rito: “è ancora un bambino, un ragazzino!”. Ho proprio paura di averti sempre trattato come un uomo. E invece come ti vedo adesso, figlio, tutto appallottolato nel tuo lettino, mi fa capire che sei ancora un bambino.
Ieri eri dalla tua mamma, con la testa sulla sua spalla. Ti ho sempre chiesto troppo, troppo.




"Pam & Mel", di Daniela Darone

Foto di Maria Orlova da Pexels
 

lunedì 10 ottobre 2022

Pam & Mel Pa🍎nia


                                                    Pianeta Terra, un giorno qualunque di chissà quale anno

Cara Pamela,

ho avuto un sacco da studiare e sono stata presa da mille pensieri. Avrei tanto da raccontare, ma non so da dove cominciare. Da quando sono qui non riesco a scriverti senza prima domandarmi se puoi capire tutto quello che ti racconto, e questo mi limita un po’.

Pam, ho attraversato uno spazio enorme e fatico a stare al passo e ad abituarmi. Anche per la scuola sono in crisi: sono sempre stata brillante e ora arranco. Forse ho sbagliato a cambiare indirizzo di studi o forse è che qui non riesco davvero a concentrarmi su una sola cosa alla volta. È tutto troppo veloce. Anche Stefano mi fa degli strani discorsi che un po’ mi inquietano, ma ora non mi va di parlartene.

Piuttosto, tu cosa stai facendo, Pam? Forse era meglio quando non eri così carina e non piacevi a quelli che ti piacevano. Leggo le tue lettere e ci trovo una grande confusione! Ti piace Flavio, ma appena parti per le vacanze mi scrivi di Raffaele, di Carmine, addirittura dello studente di medicina! Forse è per questo che hai litigato in vacanza con i tuoi? Non mi scrivi nulla di preciso, ma i tuoi genitori non saranno preoccupati a vedere te che ogni tre secondi hai una crush per qualcuno? Credi che non se ne accorgano? E poi, ti hanno dato quattro materie a settembre e non mi hai scritto nulla ultimamente dello studio! Stai aprendo quei libri o speri in un miracolo settembrino?

Passo e chiudo per oggi.

Melania




"Pam & Mel", di Daniela Darone

Foto di Taras Makarenko da Pexels

mercoledì 21 settembre 2022

Pam & Mel Pa🍎nia

                                                                            2 agosto 1986

Cara Melania,

mi sembra un secolo dall’ultima volta che ti ho scritto! Sono tornata a casa piena di speranza di trovare una tua lettera e invece nulla! Che succede? Perché non scrivi?

Ti racconto un po’ delle mie vacanze a Ischia. Per dire la verità le cose non sono andate bene da subito, ma meglio che parta dall’inizio.

Al nostro arrivo io e Arturo abbiamo conosciuto Antonello (15 anni) e Nico (22 anni): sono fratelli e abbiamo fatto amicizia perché l’albergo ci ha assegnato due tavoli vicini per il pranzo e la cena. Quindi, a forza di vederci, è stato naturale cominciare a parlare con loro. Anche i miei genitori chiacchieravano spesso con i loro e quindi a un certo punto il gestore dell’albergo ha unito i tavoli per farci stare insieme. A noi ragazzi ha fatto piacere, l’unica che non era proprio felicissima era la mamma. Sai che le piace la semplicità: un po’ di cipria, un velo di rossetto e vestiti carini ma pratici. Invece la loro mamma era sempre tutta ingioiellata e vestita da Hollywood … non so se capisci cosa voglio dire!

 

Ho scritto un sacco di cartoline (anche una a Flavio. A Ischia l’ho sognato per ben due volte!) e litigato un po’ con i miei e Arturo: magari piccole cose, niente di che, ma che mi lasciavano dentro un senso di vuoto, di voglia di non fare niente e di tristezza. Loro dopo un po’ tornavano come prima, mentre io rimanevo nelle stesse condizioni e allora sembrava sempre che fossi io la colpevole di tutto. In realtà non è che avessi l’umore a mille. Pensavo spesso agli amici del mare dell’anno scorso e al fatto che si fossero ritrovati tutti insieme al Lido Balena: mancavo solo io. Chissà se qualche volta hanno parlato di me! Ero un po’ giù anche perché all’inizio i giorni si susseguivano tutti uguali. La mattina, dopo aver fatto colazione, andavamo in spiaggia, dove di solito leggevo Cioè o altri giornalini, poi tornavamo a pranzo in albergo e subito dopo di nuovo in spiaggia: camminatina in riva al mare, prendevo un po’ di sole, un bagno e poi di nuovo in albergo per cena. Dopo cena Antonello, Nico e Arturo se ne andavano a giro insieme e io rimanevo con il babbo, la mamma e i genitori di Antonello e Nico a fare una passeggiata. Emozionante, vero? Forse avrei dovuto guardarmi intorno prima e darmi una mossa.

Dopo qualche giorno comunque le cose sono svoltate: l’albergo ha organizzato una cena a base di pizza riservata solo ai ragazzi e così finalmente mi sono ritrovata fra i miei simili! Ho conosciuto Raffaele (il figlio del proprietario dell’albergo), Brunella (16 anni, ha fatto la prima magistrale ed è stata promossa a giugno, beata lei!) e via via anche altri. Arturo quella sera si è tenuto un po’ a distanza da me perché diceva che gli rovinavo la piazza: c’erano due ragazze di Roma che gli piacevano e non voleva avermi intorno! Dopo cena abbiamo anche ballato nel giardino dell’albergo. Peccato che tutto questo sia successo quando ormai era già passata quasi una settimana dal nostro arrivo.

Alla spiaggia ho conosciuto anche un ragazzo di Ischia, Carmine. Mentre parlavo con Brunella e altre ragazze è passato questo tipo molto carino. Non ho potuto fare a meno di osservarlo bene e così lui si è accorto che lo guardavo, ha restituito lo sguardo e mi ha fatto l’occhiolino e per tutto il giorno poi ha tentato di attaccare discorso.  Quando sono andata a fare il bagno con Brunella, i suoi amici mi hanno vista e gli hanno detto qualcosa. Lui ha iniziato a guardarmi, ma io ho fatto finta di nulla e quando siamo uscite dall’acqua ci siamo messe a prendere il sole e a chiacchierare. Lui allora, che era a giocare a palla poco più in là, faceva in modo che la palla venisse sempre vicino a noi e veniva sempre lui a riprenderla e ogni volta ci faceva qualche domanda. Alla fine lui e i suoi amici sono andati a fare il bagno e ci hanno chiesto se volevamo andare con loro, ma noi abbiamo detto di no: Brunella doveva andare via e io mi sentivo in imbarazzo ad andare con loro. Così, dopo che Brunella è andata via, sono rimasta a prendere il sole e dopo poco è arrivato un ragazzo che si è messo a sedere poco distante da me a guardare il mare, in silenzio. Era da solo e mi sembrava più grande di me, così non pensavo che alla fine mi avrebbe rivolto la parola. Invece d’un tratto si è messo a parlare, chiedendomi se era la prima volta che passavo le vacanze a Ischia. Mel, guarda, era affascinante parlare con lui, perché aveva un modo di fare calmo e rilassato e un accento stranissimo che non avevo mai sentito. Infatti, poco dopo mi ha detto che veniva dalla Persia ed era uno studente di medicina. Mi ha chiesto se ci potevamo vedere la sera dopo cena, ma ovviamente gli ho detto di no: non avrei proprio saputo cosa dire al babbo e alla mamma! Era davvero carino, ma troppo grande per me! La mamma dopo un po’ mi ha fatto un cenno da lontano, messaggio in codice che voleva dire che dovevamo andare (ho apprezzato la discrezione di non venire a chiamarmi mentre parlavo con lui). Avrei voluto salutare Carmine, che intanto era uscito dall’acqua, ma poi ho cambiato idea, mi sono vestita e siamo andati via. Mentre tornavo in albergo mi sono pentita di non averlo salutato! Il giorno dopo non l’ho visto in spiaggia, ma la sera, mentre andavo con tutta la compagnia a ballare al Castello Aragonese, chi vedo seduto su un gradino in fondo alla strada dell’albergo? Lui e un suo amico! Gli ho chiesto se venivano a ballare con noi, ma hanno risposto che non potevano, però Carmine è andato a un negozio lì davanti dove conosceva il proprietario, si è fatto dare un foglio e mi ha scritto il suo indirizzo. Mi ha chiesto di scrivergli una lettera quando tornavo a Firenze e salutandomi mi ha stretto la mano un po’ più tempo del necessario. Che begli occhi verdi, Mel! Al Castello comunque ci siamo divertiti. Ho ballato tutta la sera e Raffaele mi è stato molto dietro, era evidente che gli piacevo! Non faceva che prendermi per mano e voleva ballare solo con me. Mentre ballavamo, poi, ha fatto un gesto così strano! È stato a fissarmi un bel po’, poi mi ha preso il naso fra due dita e l’ha scosso dolcemente come una campanella, facendomi un complimento. Abbiamo finito la serata a chiacchierare tutti in camera delle ragazze romane, fino alle cinque e mezzo di mattina! 

Il 31 luglio, di buon'ora, siamo ripartiti. Ci siamo scambiati tutti gli indirizzi e i numeri di telefono, promettendoci di rivederci. Chissà se sarà possibile?

La mamma nel viaggio di ritorno sembrava una pentola a pressione. Sai che non suda e quando c’è troppo caldo diventa tutta rossa e bollente. Ci siamo fermati in un autogrill, si è distesa su un prato all’ombra e quando si è alzata aveva lasciato la forma nell’erba! Poveretta!

La sera del nostro rientro a Firenze, io e Arturo abbiamo ricevuto una telefonata dai ragazzi che erano rimasti a Ischia e che sarebbero partiti il primo agosto. Che carini, vero?

Alla fine è stata proprio una bella vacanza. Gli ultimi giorni sono stata anche con i miei, Arturo e Brunella a Citara, ai Giardini Poseidon (un parco termale meraviglioso, tutto terrazzamenti, scalinate, piante e fiori lussureggianti che formavano un balcone sul mare) e a Cartaromana, una piccola spiaggia che abbiamo raggiunto tramite un sentiero e degli scalini un po’ faticosi (ma ne è valsa la pena!). A parte il panorama suggestivo del Castello Aragonese che si vedeva dalla spiaggia, sembra che la sabbia di Cartaromana e le sorgenti fumaroliche che creano delle pozze di acqua calda nel mare siano un elisir di bellezza. Io e Brunella ci siamo impiastricciate la faccia con la sabbia bagnata: chissà se siamo diventate davvero più belle? La mamma ovviamente ha scovato la leggenda: sembra che in quel luogo sorgesse un tempo una città romana che poi è sprofondata nel mare. Ad aver avuto pinne e maschera ci sarebbe stato da immergersi alla ricerca di tesori inabissati!

Beh, adesso ti devo salutare. Scrivimi presto e non farmi stare in pensiero!

Pamela  

Ho comprato una cartolina di Ischia anche per te! Cosa credevi? Visto che meraviglia?



Pa🍎nia



"Pam & Mel", di Daniela Darone

Photo by Giovanni Di Meglio on Unsplash

venerdì 11 febbraio 2022

Pam & Mel Pa🍎nia

 

                                                                                            Luglio 1986

Cara Melania,

oggi siamo arrivati a Ischia, dopo alcuni giorni passati a Napoli e Pompei. Siamo stati anche in gita sul Vesuvio! Purtroppo i giorni sono volati: ho la testa piena di ricordi di tutto quello che ho visto, ma sono in difficoltà a riordinare le idee.

Siamo arrivati a Napoli di sera e abbiamo soggiornato in un albergo vicino alla stazione centrale. Il giorno dopo siamo stati subito a Pompei e devo dirti che è stata una visita emozionante, perché passeggiando fra i resti della città mi sono immedesimata nei sentimenti e nel terrore di quelle persone che furono sepolte dall’eruzione del vulcano. Se visiti Pompei con occhi attenti puoi fare una sorta di salto nel tempo (dirlo a te mi sembra strano!) fra templi, ville, case popolari, botteghe e osterie. Subito dopo la visita, via verso il cratere del Vesuvio! A Pompei due ragazzi in Vespa hanno cominciato a seguirmi, malgrado si fossero accorti che ero con i miei genitori e Arturo e che la nostra macchina fosse targata Firenze. Pensa che mi hanno seguita fino all’imbocco dell’autostrada! Poi mi hanno salutata con la mano e anche io ho ricambiato. Arturo mi ha fissata con uno strano sguardo ...

Il babbo ha parcheggiato a 800 metri di altezza: era una giornata limpida e abbiamo percorso un sentiero ammirando la solennità del vulcano e il golfo di Napoli. Purtroppo non siamo arrivati fino al bordo del cratere, perché la mamma era devastata dal caldo, così, per farla riprendere, ci siamo fermati lungo un sentiero fiancheggiato da ginestre profumate e pini.

La sera a letto presto, dopo aver mangiato una pizza strepitosa che il pizzaiolo ha fatto con maestria sotto i nostri occhi (ti mando la foto: ne avrei mangiata un’altra da quanto era buona, ti giuro!).



Nei giorni seguenti ci siamo dedicati alla visita “scientifica” di Napoli. Sai che il babbo è un instancabile viaggiatore e aveva programmato TUTTO nei minimi particolari. Io, sinceramente, avrei preferito visitare la città più all’avventura, perdendomi a girellare dove mi portava la fantasia, ma non è stato possibile. Il babbo, aiutato da Arturo, desideroso di rendersi utile, ci ha trascinato in un tour de force della città! La prima cosa che mi ha colpita è stato l’enorme traffico e la considerazione creativa dei semafori: il rosso qui non significa fermarsi per aspettare il verde! Incredibilmente, però, non ho visto nessun incidente, segno che sono abili nella guida! Abbiamo percorso tutto il decumano di Spaccanapoli, che taglia in due la città. Vedere questa spaccatura dall’alto è singolare (ci voleva la maestra Carmen, con i suoi cardi e decumani! Ti ricordi? Lei avrebbe sicuramente apprezzato!) e percorrerla a piedi è stato ancora più divertente: era tutto un susseguirsi di botteghe, palazzi nobiliari, statue, chiese, ma non solo … ci siamo persi fra gli odori del quartiere e la simpatia degli abitanti. Cos’altro ricordo? La maestosità di Piazza del Plebiscito; il Duomo di Napoli e la devozione dei napoletani per San Gennaro; Castel dell’Ovo, adagiato sul lungomare, e le sue leggende (ci credi che la mamma ha fermato una signora anziana per chiederle della leggenda dell’uovo deposto dalla sirena Partenope? Il bello è che la signora si è fermata e ce l’ha raccontata, in modo molto simpatico, parlando napoletano); il Maschio Angioino col suo arco trionfale; la Galleria Umberto I; le splendide maioliche del Chiostro di Santa Chiara e per finire non ci siamo fatti mancare nemmeno la visita alla tomba di Leopardi (qui ha insistito la mamma che, come sai, adora poeti e scrittori).

Stamani mi sono imbarcata per Ischia con un’esplosione di colori negli occhi. A pensarci bene, sarebbe stato bello rimanere qualche giorno in più, ma nuove avventure ci aspettano!  

Sono felicissima che tu abbia rivisto Stefano! Peccato tu sia così lontana, perché anche Riccardo sembra simpatico da quello che mi scrivi. J Avremmo potuto uscire tutti e quattro insieme ... Abbraccia Ciottolo da parte mia: tutto considerato, è solo merito suo se hai incontrato di nuovo Stefano. Adesso sono stanchissima e devo salutarti. Cercherò di scriverti ancora da Ischia! Baci, Pam

Pa🍎nia



"Pam & Mel", di Daniela Darone

Foto dii Rene Strgar da Pexels

venerdì 26 novembre 2021

Pam&Mel Pa🍎nia

Cara Pamela,

finalmente (?) ho cominciato la scuola. Penserai che stia vaneggiando, ma andare a scuola mi fa sembrare più normale la mia nuova vita.

A parte le lezioni mattutine, la mia vita sociale è abbastanza vicina allo zero. La mia classe è suddivisa in gruppetti chiusi agli estranei. Poi, se devo essere sincera, i miei compagni mi sembrano tutti molto impegnati a studiare; non credo abbiano molti interessi extrascolastici (io in compenso, per dedicarmi alla fotografia, ho preso il mio primo 3 a latino L). In classe si respira un po’ aria di menefreghismo reciproco: mors tua, vita mea. La lotta per l’esistenza, almeno da me, inizia a scuola … Mi manca la nostra vecchia classe, le battute, i bigliettini passati sottobanco, le chiacchiere. Quasi quasi mi manca anche il Romolini, guarda a che punto sono arrivata! Però non voglio scoraggiarmi. Devo solo impegnarmi a individuare nella mia classe qualcuno con cui sentirmi in sintonia. Conosci bene la mia passione per le liste e come potrai immaginare ho già fatto un elenco dei miei compagni e mi sono messa a osservarli: estrarrò dal cilindro la prescelta (o il prescelto, chissà! Gli amici maschi a volte sono i migliori. Quanto mi manca Giovanni!!!)  

Comunque, nonostante tutto, sono felicissima perché ho rivisto Stefano! Ti avevo scritto che non riuscivo più a incontrarlo, ricordi? Per giorni e giorni ho completamente perso le sue tracce: sembrava quasi avesse fatto apposta a cambiare strada per non incontrarmi. Un pomeriggio, presa dalla smania, ho deciso di portare Ciottolo a fare una bella passeggiata. Non credo che lui fosse felice che lo avessi sbarbato dalla sua poltrona preferita (stava russando come una sega circolare, Pam!), ma io avevo bisogno di calmarmi e sai che in sua compagnia spesso svaniscono i brutti pensieri e il nervosismo. Camminando, pian piano il mio umore è migliorato e ho pensato di arrivare fino al parco un po’ più lontano da casa mia, dove c’è un’area dedicata ai cani. Mentre ero lì, seduta su una panchina, con Ciottolo ansimante ai miei piedi per la lunga camminata, mi sono guardata distrattamente attorno e l’ho visto. Poco distante c’era Stefano, con un suo amico: si allenavano con degli attrezzi del percorso vita. Sono stata a guardarli mentre facevano le parallele, la panca inclinata, il sollevamento sulle braccia. Mi sentivo al sicuro, perché ero parzialmente coperta da un albero e poi loro erano molto impegnati e non facevano caso a chi c’era nei paraggi. Così ho potuto osservarlo con calma, col fiato sospeso per l’emozione, mentre mi domandavo se andare da lui a salutarlo o no. Ho proprio deciso che mi piace, Pamela, e butto quindi alle ortiche il proposito di pensare solo a me e alle cose che mi piacciono. Quando sono arrivata qui avevo un solo piano: non volevo innamorarmi. Volevo seguire il consiglio della mamma, che non fa che ripetermi che a questa età siamo innamorate dell’amore, non di qualcuno in particolare. Comunque, amore o no, quando ho visto che si stavano rimettendo la felpa e riprendevano le loro sacche, ho trascinato Ciottolo fuori dal recinto cani e sono andata a salutarlo. Non avevo pensato nemmeno a cosa dirgli, tanto ero in confusione! Ci siamo, per così dire, imbattuti l’uno nell’altra.

“Deve essere un destino, mi sa”, ho cominciato con un sorriso.

“Ehi! Che ci fai qui, Melania?”

Sono trasalita quando ha pronunciato il mio nome! Ero sicurissima di non averglielo detto! Lui deve aver indovinato i miei pensieri perché ha sorriso.

“So il tuo nome perché lo avevi scritto sulla copertina del tuo enorme vocabolario di greco … un accorgimento insensato: chi vuoi che abbia intenzione di rubartelo?! Lui è Riccardo”, ha aggiunto subito dopo, presentandomi il suo amico.

Io e Riccardo ci siamo stretti la mano, mentre Stefano si chinava a fare una carezza a Ciottolo che, da quel cuore d’oro che è, ha dimostrato di gradire molto, tanto che si è pure ribaltato su un fianco emettendo dei grugniti di soddisfazione.

“Strano che faccia così. Di solito è un duro: non ama le smancerie di chi non conosce.”

“Oh, sì, si vede … un vero cane cattivo da combattimenti …”, ha commentato Stefano sorridendo, continuando a fargli i grattini sulla pancia. “Gli animali hanno un istinto fortissimo: lo capiscono quando hanno a che fare con persone affidabili.”

“Oh … quindi sei affidabile.”

“Moltissimo. Tanto che io e Riccardo ti scorteremo a casa, signorina.”

Io ero super felice ovviamente e lungo la strada gli ho chiesto come mai non ci eravamo più incontrati. Lui mi ha detto che ha avuto la febbre e quindi non è andato a scuola. Volevo chiedergli del perimetro, del rumore marrone, di un sacco di altre cose, ma il fatto che ci fosse Riccardo mi bloccava un po’. Riccardo comunque è stato carino, mi ha raccontato che lui e Stefano hanno parecchi interessi in comune e si allenano spesso insieme. Davanti a casa ho superato la timidezza, ho tirato fuori dallo zainetto una penna, gli ho preso la mano e gli ho scritto il mio numero di cellulare sul palmo. Lui ha sorriso in un modo carino.

“Bastava che mi facessi squillare il cellulare e avrei avuto automaticamente il tuo numero, baby boomer.”

“Oh … ma certo, dai, che sciocca!”

“Però così è molto più bello, perché devo stare attento a non cancellarlo, magari lavandomi le mani … è una cosa nuova e mi piace. A presto Melania.”

Io e Ciottolo siamo rimasti a guardarli mentre si allontanavano e poi siamo rientrati a casa: ho devastato il mio cagnolone di coccole, per ringraziarlo di essere stato così adorabile con Stefano, mentre Ninja, sentendosi esclusa, faceva l’offesa.

Ti attacco qui in fondo alla lettera due foto artistiche fatte col cellulare: in una c’è Stefano che si allena (l’ho fotografato di nascosto!), in una Ciottolo.

Ti mando un abbraccio Pamela. Spero che tu e Arturo vi divertirete in vacanza: prendi positivamente il cambiamento (detto da me, è il consiglio dell’esperta e sei costretta a seguirlo! J). Vedrai che sarà stimolante visitare dei posti nuovi e poi Napoli deve essere bellissima! A presto, Mel

Pa🍎nia






 

"Pam & Mel", di Daniela Darone

Foto di Daniela Darone

mercoledì 3 novembre 2021

Pam & Mel Pa🍎nia

 

In partenza per le vacanze!
                                                            
                                                                                                                                Luglio 1986

Cara Melania,

questo Stefano di cui mi scrivi sembra simpatico, e secondo me gli piaci! Altrimenti perché coinvolgerti in tutte quelle chiacchiere? Fammi sapere se hai scoperto qualcosa su quel rumore marrone di cui mi hai parlato … mi sto scervellando per cercare di capire cosa sia! In realtà ti confesso che questo ragazzo mi sembra pure un po’ strano, perché non ho mica capito cosa intendeva quando diceva che cerca di “definire il perimetro” … magari saranno cose di voi ragazzi del “futuro” che io non posso capire! (O forse non ha tutte le rotelle a posto …)  

Per la scuola, amica mia, mi sa che sei impazzita! Stai facendo un bel salto (faticooooso temo) ma ti conosco: so quanto puoi essere determinata (o testarda?) e quindi sono sicura che la spunterai. In fondo è una bella opportunità per te. Se devo essere sincera, ti ho sempre immaginato come una futura maestra!

Ti racconto un po’ di me adesso. Qui è allerta rossa: da un po’ di giorni Mauro è sempre scorbutico e non capisco cosa abbia. Oggi ero meno paziente del solito e quindi a un certo punto, a una ennesima risposta storta, mi sono scocciata (eravamo rimasti solo lui e io alla compagnia, a chiacchierare sulla panchina): senza dire più una parola mi sono alzata e mi sono avviata a casa, dopo avergli lanciato un’occhiataccia! Lui allora mi è venuto dietro col motorino, seguendomi per la strada, e pregandomi di scusarlo, dicendo che altrimenti ci sarebbe stato malissimo e che lo stavo facendo soffrire molto. Ha detto che voleva dirmi una cosa e nello stesso tempo non me la voleva dire e, dopo aver tergiversato un bel po’, ha confessato che gli piace una mia amica, molto amica. Mentre diceva tutto questo mi lanciava lunghi sguardi, così ho capito che in realtà voleva riferirsi a me! Provvidenziale è stata la mamma che si è affacciata alla finestra, dicendomi di salire perché la cena era pronta! Salva per un pelo! Non avrei saputo cosa dirgli. Mi dispiace quando non ricambio qualcuno, ma d’altra parte mica mi posso mettere con lui solo per non farlo stare male, no?

Comunque il problema, almeno per ora, non si pone, perché domani partiamo per le vacanze. Quest’anno spiaggia e mare diversi, contrariamente alle nostre solite abitudini. Staremo qualche giorno a Napoli e poi ci imbarcheremo per Ischia. Sono contenta di partire e di vedere posti nuovi, ma nello stesso tempo mi mancherà il gruppo di amici di Tirrenia. Andremo in macchina: per la mamma sarà un viaggio campale! Per lei cento chilometri sono più che sufficienti, figuriamoci farne più di quattrocento!

Il babbo ha fissato un albergo a poca distanza dal porto, in modo che sia comodo per imbacarci quando andremo a Ischia. La novità è che con noi verrà anche mio cugino Arturo. Spero che andremo d’accordo. Non abbiamo mai fatto una vacanza insieme, ma quest’anno i miei zii non possono partire per motivi di lavoro e allora i miei genitori si sono offerti di portare Arturo con noi. Incrociamo le dita! Arturo è simpatico, ma a volte è un po’ “troppo”: troppo intelligente, troppo bravo a scuola, troppo impiccione, troppo sicuro di essere il depositario della verità assoluta. Ah, povero Arturo, come sono cattiva! Chissà cosa penserà lui del fatto di passare due settimane insieme a me?

Adesso vado a preparare la borsa per domani. Ti scriverò da Napoli o da Ischia.

Baci, Pam       

Pa🍎nia



"Pam & Mel", di Daniela Darone
Foto di KoolShooters da Pexels

martedì 21 settembre 2021

Pam & Mel Pa🍎nia

 

Cara Pamela,

sono nei guai, per vari motivi. Te li elenco, perché così cerco di mettere ordine nelle mie idee.

Ho deciso per la scuola, ma sono comunque piena di dubbi. Ho pensato di cambiare e di iscrivermi al liceo classico. Sai che era una delle possibilità che avevo preso in considerazione quando dovevamo scegliere la scuola, per quell’idea che avevo di diventare un’insegnante. Visto che è un proposito che non ho abbandonato, ho deciso di buttarmi. Ci provo, con un pizzico di follia, anche se non sarà facile: devo recuperare latino e greco, di cui so poco (dico poco e non nulla perché ho cominciato a prendere lezioni private per sostenere gli esami per l’ammissione. Meno male che la nostra vecchia professoressa delle medie ci aveva insegnato un po' di latino!).    

Quel tipo di cui ti ho parlato, ricordi? Quello che mi piace e che incontro ogni giorno? Quello che conosco solo di vista? Beh, finalmente l’ho conosciuto e, ora che ci ho parlato, non faccio che pensarlo. In realtà è successo tutto per caso una mattina. Ci siamo incrociati, come al solito: io camminavo normalmente verso l’edificio dove faccio lezione, lui correva in senso opposto al mio, con lo zaino che gli rimbalzava sulla schiena e stretta nella mano la maniglia della solita cartellina da cui sbuca sempre una lunga riga. Deve essere un ritardatario cronico perché non c’è giorno che cammini normalmente. Insomma, per schivare una signora e il suo cagnolino, ha scartato velocemente verso di me, continuando a correre. Solo che la riga si è infilata fra la tracolla della mia borsa e il mio fianco, lui non se ne è accorto lì per lì e ha proseguito, ma subito dopo entrambi abbiamo sentito uno strattone e ci siamo dovuti fermare: la riga si è spezzata, il manico gli è rimasto in mano e la cartellina è volata via, atterrando ai miei piedi! Lui ha guardato prima la sua riga spezzata e poi me, con la faccia stralunata.

“NOOOO ... ma che fai? Ora come faccio per il compito?”

“Guarda che hai fatto tutto da solo! – gli ho risposto un po’ indispettita – a momenti mi infilzavi con quella riga!”

“Scusa. È che sono in ritardo …”

“Sai che novità!”

Gli è apparso un mezzo sorriso, mentre sentivamo suonare la campanella della sua scuola.

“Un altro ritardo … il prof mi ucciderà. Vabbè, entro alla seconda ora e aspetto che apra la cartoleria. Almeno compro una riga nuova.”

Non sapevo bene cosa fare dopo questo scambio di battute. Ovviamente me ne sarei dovuta andare, ma non ne avevo voglia, anche perché, mi sono detta, quando mi ricapita un’occasione così? Quindi, dato che ero in ampio anticipo come al solito (dici che non siamo compatibili? È già un segnale di allarme?) gli ho detto che sarei rimasta con lui a fargli compagnia finché non apriva la cartoleria. Quindi posso dirti che si chiama Stefano, fa la quarta e mi ha detto che va al CAT (non sapevo cosa fosse e mi sono limitata ad annuire come se avessi compreso tutto. In realtà sono andata a controllare su internet appena sono rimasta sola: è il nostro vecchio istituto tecnico per geometri). Mi ha raccontato che abita vicino alla scuola ma, nonostante questo, arriva perennemente in ritardo alle lezioni! I suoi escono presto di casa per andare al lavoro e lo svegliano per tempo, ma lui puntualmente si riaddormenta ed è poi costretto a scapicollarsi. Gli ho chiesto come mai avesse sempre tanto sonno e lui ha risposto che la sera spesso va a correre. Gli ho fatto notare che fare sport dopo cena non sia il massimo per un buon sonno (oddio, come mi sono sentita nonna Abelarda subito dopo averlo detto!), ma lui non ci ha fatto caso. Ha alzato le spalle con noncuranza.

“Cerco di definire il perimetro.”

“Il perimetro?”

“Già. Sai cos’è, no? La linea di contorno, la misura …”

“So cos’è il perimetro, grazie …”

“Sì, certo che lo sai: con quel vocabolario di greco sottobraccio sei il ritratto della secchiona! Comunque hai ragione, ci metto sempre un secolo per addormentarmi, ma da quando uso una macchina per il rumore bianco va molto meglio ….”

Non ho potuto evitare di spalancare gli occhi e aggrottare la fronte e lui è scoppiato a ridere.

“Mi sa che tu non sei della mia generazione. Dimmi la verità, da quale epoca vieni? Scommetto che sei una baby boomer! Fammi indovinare, sei nata nel 1960?”

Sono diventata di tutti i colori e sono ammutolita.

“Tranquilla” - mi ha detto, strizzandomi un occhio – “a me lo puoi dire. Se però non vuoi farti scoprire, comincia almeno a digitare sul cellulare coi pollici. Scrivono con l’indice solo le vecchiette …”

In quel momento è arrivato il tizio della cartoleria a tirare su il bandone e lui a quel punto mi ha detto che doveva andare e che tanto ci saremmo scontrati di nuovo il giorno seguente.

Mentre mi riavviavo per la mia strada, un po’ confusa ed euforica, ho sentito di nuovo la sua voce e mi sono voltata. Si era riaffacciato alla porta del negozio e tutto sorridente mi ha detto:

“Scommetto che a te piacerebbe il rumore marrone, baby boomer! Un giorno possiamo ascoltarlo insieme!” – e subito dopo è sparito di nuovo dentro il negozio.

Solo in quel momento mi sono accorta che non gli avevo detto il mio nome! Ecco, ti ho citato tutto il nostro dialogo, parola per parola, dato che l’ho ripassato mentalmente almeno un milione di volte (se avessi ripetuto con la stessa frequenza le declinazioni latine adesso di sicuro le saprei meglio ...). Per tutto il giorno mi sono sentita allegra, ma anche un briciolino indispettita, chissà perché … e comunque la cattiva notizia è che da quel giorno non l’ho più visto (non è che ha cambiato strada per non incontrarmi più?!). Ecco. E ora mi mangio le mani perché potevo chiedergli dove abitava … vabbè, mica andavo sotto casa sua … in realtà sì, ci sarei andata, facendo finta di passare di lì come per caso … almeno per vedere il suo campanello, o il portone dove entra, o per cercare di indovinare quali fossero le sue finestre … però la cosa più ovvia sarebbe stata dargli il mio numero di cellulare, visto che era entrato in argomento … e accidenti! Il fatto che sapesse che digito i messaggi con l’indice vuol dire che mi ha tenuta d’occhio quando ogni giorno ci incontravamo e che forse devo sembrargli almeno un po’ carina … anche se a pensarci bene, ti viene da osservare anche qualcuno che giudichi parecchio strano … oh mamma, sto impazzendo! Dimmi sinceramente: sragiono? Più che le classiche farfalle nello stomaco tipiche dell’innamoramento, mi sembra di avere nel cervello un criceto che corre sulla ruota!

Ti mando un grande abbraccio amica mia, Mel

P.S. Non stare ad arrovellarti e non piangere più per me: io e te, vicine o lontane, resteremo sempre amiche. Anzi, sorelle. E comunque non c'è niente di definitivo!

Pa🍎nia


Ti mando questa foto del lenzuolo marrone del mio letto. Quando sono tornata a casa e l'ho visto, ho subito ripensato a Stefano: secondo lui a me piacerebbe il rumore marrone! Ma cosa sarà? Non ho voglia di cercarlo su internet ... mi voglio tenere il dubbio. Quando lo rivedrò me lo farò spiegare da lui (spero sia una cosa romantica!)  






"Pam & Mel", di Daniela Darone
Foto di Anete Lusina (da Pexels)