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martedì 28 luglio 2026

"Clizia T. - Lo spessore dei sogni" - capitolo 42

 




COSE PROIBITE

Dopo una mezz’ora, un etto di pellicine che mi sono strappata dalle unghie e ottomila chiamate a quello che penso sia il numero di Erina, Federico a un tratto mi fa:

- La vuoi vedere una cosa?

- Cosa?

- È una sorpresa. Ma dobbiamo andare via di qui.

- Ma loro …

- Non torneranno, tranquilla. Però, se preferisci restare qui ad aspettare il tuo fidanzato…

Mi va a fuoco il viso e ringrazio il buio della notte e i lampioni sfocati.

- Non fare lo stupido! Che fidanzato?

- Ti piace il fratello di Erina?

- No! Che dici?

- Mah, è che sembri un po’ scema quando c’è lui. Sembri nervosa e schizzata: diversa dalla Clizia che conosco io.

- Ma senti…

- Sì, è vero.

- Smetti! Allora? Che sorpresa sarebbe?

- Per scoprirlo dobbiamo fare delle cose proibite e pericolose: cosa ne dici? Ti prometto che ne vale la pena.

- Penso di no, che non mi va – che strano, eppure mi sembrava un bravo ragazzo. Lo scruto in fondo agli occhi: sono misteriosi, ma sempre gli occhi puliti del solito Fede che conosco. - È che se mi dici così mi innervosisci…

- Allora non importa, stiamo qui e aspettiamo gli altri, anche se sarà una lunga attesa, mi sa…

Non verranno. Lo so che ha ragione. Si sono spostati per seguire gli altri, per vedere meglio. Dovevamo accodarci anche noi, ma pensavo che sarebbero rimasti lì nei paraggi e poi sarebbero tornati indietro, invece sono spariti. E comunque si vedeva bene anche da dove eravamo noi. Certo che anche Erina poteva pure guardare il cellulare, almeno si sarebbe accorta delle chiamate! Oddio, penso ad un tratto, magari mi ha chiamata lei e la nonna ha risposto! E ora sa che ci siamo perse e sarà entrata in paranoia! Ma no, mi tranquillizzo poi, la nonna sa appena come si usa il suo di cellulare, il mio di sicuro non lo tocca, anche se lo sente squillare.

- Insomma, dov’è che volevi andare? – chiedo a Federico, anche per interrompere il frullio dei miei pensieri.

Federico mi tende la mano e io lo seguo. Ci avviamo in mezzo alla folla, continuando a tenerci per mano per non perderci. Provo una sensazione strana: sento la sua stretta salda e sicura, ma gentile. Usciti dalla piazza già si respira un po’ e possiamo camminare fianco a fianco. Ci lasciamo la mano, dato che non c’è più folla, e un po’ mi dispiace.

Essere soli, io e lui nella notte, mi fa sentire un po’ in ansia; sono abituata a girare da sola di giorno, ma dopo cena fa tutto un altro effetto. Improvvisamente mi viene in mente Lucia: chissà come è andato il suo appuntamento!

- Adesso dobbiamo fare piano piano - mi dice Federico a un tratto, e così mi accorgo che siamo arrivati davanti a casa sua. Tira fuori delle chiavi dai jeans e lo vedo avvicinarsi al suo motorino.

- Che fai?

- Voglio portarti a vedere una cosa, ma dobbiamo prendere il motorino.

- In due in motorino, lo sai che…

- … i tuoi ti mettono le budella al sole!

- Già.

- Staremo attenti, non ci vedrà nessuno. E poi non dobbiamo andare lontano: arriviamo solo qui sotto, vicino alle cave di Maiano. Mettiti il casco.

- E tu?

- Ne ho solo uno adesso, dovrei entrare in casa a prendere l’altro e Nero sicuramente abbaierebbe.

- Perché non mi sembra una buona idea?

- Perché sei piena di buonsenso – mi dice lui, allacciandomi il casco e assicurandosi che sia stretto bene. Il cuore comincia a scalpitare.

Mentre scendiamo verso Maiano prego che non mi riconosca nessuno. Sento la coccinella della catenina che sembra voglia volarmi fuori dalla maglietta e mi chiedo se sono in pericol … beh, sì, lo sono, almeno un po’.

- Ma dove andiamo? Me lo dici o no? – urlo, mentre il vento porta via la voce.

- Andiamo nel mio rifugio segreto. Dal tetto vedrai lo spettacolo più bello che tu abbia mai ammirato.

- Come dal tetto? Da quale tetto?

- È una villa abbandonata. L’ho trovata un giorno che sono andato a camminare con la mamma e Nero. Poi ci sono tornato da solo, di nascosto - le parole di Federico scivolano nell’aria e si perdono.

Dopo poco ferma il motorino in una stradina. I lampioni emettono una luce fioca, mentre costeggiamo a piedi i muri della villa. Arriviamo davanti a un cancello di ferro.

- Aspetta qui.

- Dove vai? – chiedo rabbrividendo – non mi lascerai mica sola!

- Devo solo aprire il cancello – risponde, mentre comincia ad arrampicarsi sul muro. Dopo poco, con un salto, è già al di là del cancello e sento uno scatto: si apre.

- Vieni.

Entro, mentre mi sento il cuore che martella furiosamente. Questa non è violazione di domicilio o roba simile? Improvvisamente mi sembra che i miei sensi siano allertati al massimo. So che è assurdo, ma ho come l’impressione che le mie orecchie siano diventate enormi per percepire tutti i suoni, avvertire in tempo il pericolo e essere pronta a scappare. Federico sembra indovinare la mia paura.

- Non ti preoccupare, non c’è nessuno qui. Ci sono stato un sacco di volte: è tranquillo e la casa non crollerà, non è in condizioni così pietose!

Fede accende una pila, spinge con forza la porta e mi guida all’interno, su per le scale.

- Scricchiolano un po’, come nei migliori film del terrore… - ridacchia.

- Guarda che se continui così, fra cinque minuti sono a mangiare un gelato a Montecatini.

- Accidenti! Hai paura?

- Sono solo, tipo… terrorizzata, ecco!

Entriamo in una stanza vuota. Ci sono solo due o tre sedie rotte lasciate in un angolo. Un abbaino lascia entrare la luce della luna. Fede me lo indica.

- Andiamo sul tetto da lì.

Ci arrampichiamo e usciamo nell’aria della notte. Il tetto è ampio e le tegole sono tutte al loro posto, almeno in quel punto.

- Siediti qui e non andartene a giro per il tetto: a meno che tu non sia una gatta, non è molto prudente. Ma se rimaniamo fermi qui, non c’è verso di cadere – mi dice, sedendosi accanto a me – allora, che ne dici?

Solo in quel momento mi ricordo di respirare e mi guardo finalmente intorno, lasciando andare la tensione. Seguo l’indice di Federico che traccia un mezzo cerchio in aria.

- Vedi? In questo momento sei una regina e io un re. È tutto ai nostri piedi: il parco di Monte Ceceri, Vincigliata, Settignano, Firenze. Abbiamo un regno con un soffitto affrescato con milioni di stelle - conclude bisbigliando e guardando in su.

Viste da qua, nel buio della notte, le stelle sembrano sfolgorare, bucano questo silenzio perfetto rotto solo dal verso di qualche uccello notturno. Forse se allungassimo la mano potremmo perfino prenderne qualcuna.

- Non immaginavo niente del genere! Non avevo nemmeno mai notato questa villa.

- È un po’ fuorimano - si porta l’indice al naso – shhh, è un segreto, non devi dirlo a nessuno. Prometti!

- Prometto – rispondo sospirando – ma perché vieni qui?

- Così, per starmene un po’ in pace da solo, per essere vicino al cielo. Allora, tu cosa farai il prossimo anno?

- Uhm, non lo so in realtà. Lo zio mi vedrebbe bene al liceo, ma io non ho idea di cosa voglio fare da grande, se capisci cosa intendo, e tu?

Lui rimane un attiamo in silenzio, come considerando la cosa fra sé e sé, così resto in silenzio anch’io, in attesa; ormai mi sono sintonizzata sui tempi di Fede e questo vuol dire che non bisogna mai mettergli fretta, perché lui è un tipo che ha bisogno di prendersi i suoi momenti di vuoto. Poi se ne viene fuori con una risposta che mi lascia a bocca aperta.

- Piloterò dirigibili.

Lo dice con il naso in su, a fissare il cielo e con la stessa naturalezza come se avesse affermato di voler fare il muratore o l’ingegnere.

- Dirigibili dici? Beh, credo di averli visti in vita mia solo una o due volte… uh, non un gran traffico, per così dire …

- Ho visto un documentario alla tv un giorno. Dicevano che il futuro del trasporto merci sarà affidato ai dirigibili. Ma per ora è ancora tutto in aria… - ride – beh, nel vero senso della parola! Ma ci stanno studiando; i primi test di volo del nuovo Aeroscraft sono ottimi. È un gigante lungo 169 metri e può trasportare un carico di 66 tonnellate. Serve per trasportare merci, persone, rifornimenti di soccorso in zone disperse, perché può decollare e atterrare in verticale e questo è essenziale per farlo arrivare ovunque.

- Uhm, mi sembra bello!

- Probabilmente fra qualche anno ci sarà una flotta di almeno una ventina di aeronavi e non è finita! Sembra che stiano già lavorando ad un dirigibile ancora più grande!

- Romantico…

- Dici? Uhm, sì, forse… ma mi piace anche perché consuma pochissimo rispetto a un aereo cargo. Le cose che funzionano sprecando molto mi danno fastidio, a volte penso di essere nato nell’epoca sbagliata: odio questa velocità, questo spreco…

- Beh, ma anche il dirigibile andrà veloce, no? Voglio dire, meno veloce di un aereo, ma comunque…

- Viaggia a circa 200 km orari, molto meno di un aereo. Mi piace immaginarmi lassù: quando ci penso sento un senso di libertà enorme.

Improvvisamente smette di parlare e mi mette una mano sul braccio. Si solleva un po’ per dare un’occhiata sotto. Qualcosa ha attirato la sua attenzione.

Continua...


"Clizia T. - Lo spessore dei sogni", di Daniela Darone 

Foto di Johannes Blenke da Unsplash.com

Link al primo capitolo:

Link al capitolo 41:

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