Cerca nel blog

mercoledì 22 luglio 2026

"Clizia T. - Lo spessore dei sogni" - capitolo 41



SCOMPARSI!


Apro la porta e Erina mi abbraccia, in una nuvola di profumo!

- Cliiiiii, eccoci! Lo sapevi che c’è il mercatino? Dopo ci andiamo, vero?

Entra in casa, seguita da Davide, che mi lancia un’occhiata di saluto e un sorriso che uccide. Deglutisco a vuoto e faccio finta di niente, anche se sento il viso che va a fuoco. Davide si guarda intorno e sembra colpito.

- Però, mica te la passi male. Se queste sono le premesse, chissà quanto saranno fighi i tuoi amici: quanta gente hai invitato?

- In realtà per ora mi hanno risposto di sì solo in tre.

- Tutte ragazze?

- Solo una ragazza, gli altri sono maschi.

- Poteva andare meglio.

- O forse peggio – ironizza Erina.

- Almeno è carina? – s’informa Davide, riavviandosi il ciuffo.

Faccio spallucce.

- Si chiama Lucia ed è una coccinella.

- Pensavo fosse una ragazza…

- Non fare lo scemo! Intendo una scout: si chiamano coccinelle.

- Uhm, potrebbe essere un’esperienza.

- Non farti illusioni: è già innamorata di un tipo.

- Forse perché ancora non mi conosce!

- Davide, ti prego, risparmiaci! – gli dice Erina, assestandogli una gomitata – e gli altri chi sono?

- Il Bolla, Paolo e Fede – chissà perché l’ho detto per ultimo.

- Fede?

- Sì, il Vile…sperti.

- Oh, quindi il Vile si chiama Federico e tu non lo chiami più Vile, ma Fede… mi nascondi qualcosa? – mi chiede Erina, ridendo e guardandomi di sottecchi.

- Ma che dici?

- Sarà, Clizietta mia… bene, e come ci hai fissato?

- Ci vediamo in piazza alle nove.

- Ok. Che profumino che sento! – chioccia Erina, salutando la nonna. Poi si gira di nuovo verso me e mi bisbiglia - Dopo ci mettiamo un po’ a lustro, che ne dici? - e mi mostra un astuccino con i trucchi.



Finalmente siamo usciti e mi sento un po’ più rilassata. La cena è andata bene, la nonna aveva fatto degli antipastini e il suo cavallo di battaglia: un rotolo di carne farcito con lo speck e patate arrosto. Poi io ed Erina siamo sparite in bagno a truccarci un po’, lasciando Davide a chiacchierare con la nonna. Io ho preferito darmi solo un po’ di blush e il mascara marrone, Erina invece ha fatto le cose in grande, tanto che, quando l’ha vista, la nonna mi ha lanciato un’occhiata perplessa. Ho fatto finta di non capire e siamo usciti in tutta fretta.

Andando all’appuntamento ci fermiamo ogni due secondi a vedere le bancarelle del mercatino tradizionale della fiera, che si snoda fino a via Portigiani. Quando vedo gli altri in lontananza mi sento un po’ nervosa. In teoria dovrei essere quella spigliata che aggrega amici che non si conoscono, quando in realtà sono proprio io che ancora non conosco bene i miei compagni di classe. Il fatto è che quando sono nervosa mi impappino e faccio delle figure assurde. L’unica fortuna è che i compagni che mi hanno risposto sono quelli con cui ho più confidenza.

Un po’ impacciata faccio le presentazioni e Lucia praticamente mi si catapulta addosso, dando appena uno sguardo a Davide ed Erina. Uhm, questo mi fa piacere: come farà Davide a capacitarsi che Lucia non sia rimasta folgorata dalla sua bellezza? Lucia sembra eccitata e senza fiato, mi prende da parte e mi afferra per le spalle, bisbigliando.

- Clizia, non puoi capire che favore mi hai fatto a chiamarmi!

- Beh, sono contenta anche io di vederti, Lucia, almeno abbiamo la possibilità di chiacchierare un po’ e…

- No Clizia, guarda, scusa scusa scusa davvero, ma sono solo venuta ad avvertirti e poi scappo!

La guardo senza capire e lei diventa rossa.

- Stasera mi vedo con lui!

- Lui chi?... Oh, lui! Davvero?

- Sì! Ancora non ci credo! Ci siamo incontrati l’altro giorno, mentre tornavo da un’uscita con gli scout. Io ero in divisa, volevo sprofondare per la vergogna e camminavo pianissimo per non incontrarlo e invece lui rimaneva lì, impalato, fino a quando ho capito che aspettava me! Insomma, mi ha chiesto di uscire, ma non sapevo come fare per non dirlo ai miei e poi mi hai telefonato e così ho fissato con lui, ma ai miei ho detto che venivo qui con te a vedere i fuochi perché sei nuova, non conosci quasi nessuno e mi fai un po’ pena.

- Cooosa?

- Oddio, scusa, ma qualcosa dovevo dire, no? Però non mi fai pena davvero, tranquilla.

Sospiro e mi viene quasi da ridere a vedere la sua faccia così contenta ed emozionata.

- Dove vi incontrerete?

- Lui suona nella filarmonica. Adesso c’è il concerto nella piazzetta della Cattedrale e appena finisce di suonare mi aspetta lì, davanti alla chiesa.

- In abito da cerimonia? Promette bene!

- E dai! Sii seria! Allora? Mica ti scoccia?

- No, sono contenta per te, solo non fare cavolate!

- Ok, allora scappo, eh… mi raccomando: acqua in bocca! Ciao ragazzi, mi dispiace non poter rimanere con voi, sarà per la prossima volta!

In un attimo corre via, mentre Davide la guarda con gli occhi spalancati.

- Ma dove va?

- Ha fissato col tipo che le piace.

Davide sembra offeso: come ha potuto non cadere folgorata ai suoi piedi?

- Mi dispiace per te - gli sussurro, sperando che non si senta troppo la soddisfazione nella mia voce.

- Non importa, tanto non era un granché. Poi è una bambina.

- Certo, come no?

Erina intanto parla con gli altri tre e, chissà perché, mi scoccia terribilmente non sapere cosa si sono detti finora. Quando la piazza comincia a riempirsi, decidiamo di andare a sedere sul muretto del seminario e camminiamo stretti stretti per non perderci nella folla. Più che altro è Erina a parlare, per fortuna, perché a me non viene in mente nulla da dire e così gli altri cercano di parare la raffica delle sue domande come possono, mentre Davide, come un gatto che è rimasto senza il topolino, si guarda in giro a valutare ogni ragazza che ci passa vicino.

Erina è spumeggiante e carina, come al solito, e non fa che ridere ad ogni cosa che dicono il Bolla, Paolo e Federico.

- Ciao ragazzi – sentiamo a un tratto.

Mi giro: Isabella, Samantha, Simona, Athos e Brando. Insieme!

- Ciao – rispondiamo quasi in coro, e scattano le presentazioni.

Chiaro che ora l’attenzione è tutta sui nuovi arrivati e anche loro non sembrano dispiaciuti a vedere Erina e Davide. Mi chiedo se si sarebbero avvicinati se non ci fossero stati i miei amici di Firenze.

- Stavamo cercando un posto strategico per goderci lo spettacolo. Magari da qui i fuochi si vedono bene. Ci fate un po’ di posto? Volevamo andare a San Francesco, ma forse possiamo restare qui con voi.

Il Bolla, Paolo e Fede scompaiono istantaneamente dal campo visivo di Erina! Davvero, pare impossibile, ma ora Erina e Davide sono concentratissimi a fare buona impressione sui nuovi arrivati e dopo poco, come per magia, sono lì che chiacchierano con una tale armonia che sembro io quella che non conoscevano fino a dieci minuti prima! Il Bolla e Paolo, relegati a ruolo di secondo piano, cominciano a chiacchierare fra loro; Fede più che altro ascolta e osserva, mentre io me ne sto lì un po’ impacciata, perché tanta confidenza non l’ho mai vista dall’inizio dell’anno e rispondo come una beota ai sorrisetti che mi lancia Erina mentre scherza e ogni tanto mi chiama in causa con un “vero, Cli?”, “te lo ricordi, Cli”? o roba simile.

Dopo una mezzoretta il Bolla comincia a messaggiare con chissà chi e si allontana un attimo con Paolo a salutare delle loro amiche che hanno visto fra la folla e che io, manco a dirlo, non conosco.

Ad un tratto partono i primi fischi dei fuochi e lo spettacolo prende il via, con mille girandole multicolori che scoppiano in cielo. Anche il campanile della cattedrale si accende come se avesse preso fuoco e dopo poco una cascata di luce si riversa giù lungo i muri, mentre le campane suonano senza posa. Siamo tutti a naso in su e con la bocca aperta: è davvero uno spettacolo che lascia senza fiato!

- Se c’erano dei piccioni, lassù sul campanile, adesso possiamo mangiarli arrosto! – ride Davide.

Samantha si unisce alla risata e riserva a Davide uno sguardo misterioso, con quegli occhioni celesti che si ritrova. Mi chiedo se le viene naturale o se ogni tanto prova allo specchio quell’aria da diva.

- Guarda la piazza, Davide, verso il monumento! – strilla Samantha, avvicinandosi a lui - stanno iniziando i giochi di luce: sono meravigliosi! Ma ti devi spostare un po’ di qui, altrimenti non vedi lo sfondo della loggia del Palazzo Pretorio…

- Dove, dove? – fa Erina, che si è scoperta interessatissima a qualcosa che fino a questo pomeriggio le faceva arricciare un po’ il naso.

- Non potremmo salire in piedi sul muretto? – chiedo al gruppo, ma nessuno sembra sentirmi.

Magari la mia voce è coperta dagli scoppi e dagli urli di ammirazione dei presenti. Decido di provare. Mi pare si veda bene: la loggia si accende delle luci delle girandole e Garibaldi e Vittorio Emanuele II risaltano come due sagome nere su uno sfondo dorato. Appena mi riprendo dallo stupore guardo giù, fra la folla, a cercare Erina e gli altri, ma vedo solo una moltitudine di teste che non riconosco. Cerco, cerco, ma niente!

- Vanished! – mi fa Fede, con un gesto della mano, come fosse un prestigiatore.

- Macché, saranno qui intorno. È che c’è troppa gente!

- Ok. Il Bolla e Paolo sono dietro a due tipe, mi hanno mandato un messaggio… sono pure riuscito a leggerlo, con tutta calma!

- Oh, beh, mi dispiace: forse non li abbiamo considerati molto da quando sono arrivati i fantastici cinque.

- Mah, secondo me era troppo un’accozzaglia.

- Vabbè, ora non metterti a fare l’orso marsicano. Adesso chiamo Erina e li recuperiamo.

- Per me…

- Cosa vuoi dire?

- Boh, come pensi di recuperarli?

- Col cellulare. Chiamo Erina e… oh no! Ho lasciato il cellulare a casa in ricarica! Me ne sono dimenticata!

- Bene!

- No, non è bene! Prestami il tuo! Magari riesco a ricordarmi in qualche modo il numero di Erina! Oh cavolo, come ho fatto a dimenticare il cellulare?

- Perché non vai a casa a prenderlo?

- Non posso tornare a casa! Se la nonna vede che sono rimasta sola comincia a preoccuparsi e non la finisce più… il patto era che dovevamo rimanere insieme.

- Ma ci sono io con te!

- Ma io dovevo rimanere con loro! L’accordo con i miei era non separarsi per nessun motivo da Erina e Davide. Dai, prestami il tuo cellulare: provo a ricordarmi il numero.

Non sono sicura di stare facendo il numero giusto: accidenti ad aver perso l’abitudine di imparare i numeri a memoria! Vabbè, almeno squilla, quindi non è inesistente… squilla, squilla, squilla.

- E dai, rispondi!

- Allora?

- Macché, parte la segreteria e lei non la ascolta mai!

- Ma secondo te come fa a sentirti?

- Vabbè, ma se ha la vibrazione… comunque quando si accorgerà che non ci siamo tornerà indietro. Aspettiamoli qui.

- Ok

- Non dire sempre ok!

- Ok

Continua...


"Clizia T. - Lo spessore dei sogni", di Daniela Darone 

Video di Marilena Pireddu


Link al primo capitolo:

Link al capitolo 40:

Grazie per aver letto questo capitolo di "Clizia T. - Lo spessore dei sogni". Iscriviti gratuitamente al blog per restare aggiornato sulla pubblicazione di altri capitoli di questo romanzo e supportare il mio lavoro: clicca su "Segui" nella barra laterale (dalla versione web). 

Thank you for reading this chapter of “Clizia T. – The thickness of dreams”. Subscribe for free to the blog to stay updated on the publication of other chapters of this novel and support my work: click on “Follow” in the sidebar (from the web version).

Nessun commento:

Posta un commento