UN MAGRO BOTTINO
Mentre tutti questi pensieri mi attraversano a raffica il cervello, scartabello il diario con i nomi dei miei compagni. Vediamo un po’ chi potrei chiamare:
ok, in testa c’è il Vile, ormai Fede per me. Lui di sicuro sì, penso, mentre scrivo il suo nome in testa a un foglio.
Camilla Teleschini, detta Pinza, per via del solito fermaglio che porta nei capelli: non è antipatica, ma non abbiamo legato granché… no, lei no. Non capisco mai di che umore sia!
Lapo Sedoli, l’intellettuale: Serena ogni tanto ci fa delle gran chiacchierate, o meglio, lei ascolta e lui parla, parla, parla atteggiandosi a filosofo. Non mi considera molto, forse non sono abbastanza intelligente per lui. Il bello è che non va molto bene a scuola, tranne che in italiano. Direi di scartarlo.
Paolo Umberto Corbocci: sarà di sicuro a suonare! È simpatico, suona la chitarra in un gruppo, ci si parla bene. Uhm… lui direi di sì. Povero, non fanno che ripetergli a pappagallo “Oh Corbocci, quest’anno tu bocci”. Lui si stressa parecchio per questa scemenza, dice che gli porterà male, specie perché quest’anno abbiamo gli esami!
Giovanni Brignani, detto Bolla: la prima volta che ho capito perché lo chiamavano così sono rimasta di sasso. Un giorno a scuola mi sono girata verso di lui e l’ho visto tutto intento a posizionare la lingua in un certo modo e poco dopo… puf… non so come, ha fatto partire dalla bocca una piccola e leggerissima bolla di saliva che si è librata in alto. È stato un momento surreale! Però che dire, sono sicura che ci voglia una certa bravura. Potrei chiamarlo: mettiamo un forse.
La Scout, ovvero Lucia Barberini: sarà in divisa in qualche bosco a scarpinare con le coccinelle. Da quando le piace un tipo che va alle superiori, ogni tanto si imbarazza un po’ a mostrarsi in divisa, ma è fedele alla sua pattuglia e sembra che si diverta un sacco durante le uscite. Direi che potrei provare a chiamarla. È simpatica!
Il Pastore (Simone): povero Simone, ogni volta che i professori lo chiamano, si deve sorbire un coro di “beeee” di qualche compagno burlone, praticamente una persecuzione! Ma non abbiamo legato granché. Non lo chiamo.
Il Rodolini (Rossano): il mio incubo, senza pensarci troppo scrivo NO! Ogni volta che entro in classe mi aspetta come un falco predatore con il suo immutato “L’hai fatta matematica?”. Io lo faccio copiare sempre, però comincia a darmi sui nervi! È riuscito a prendere un votaccio all’ultimo compito copiando una parte del compito da me e una parte dal Vile! Peccato che il compito fosse a file: ha fatto un mix disastroso!
Isabella e Samantha: le atlete, due anime in un nocciolo. Fanno atletica leggera insieme. Probabilmente si sono appena accorte che esisto. NO, non ho voglia di sentirmi rispondere “Clizia chi?”. Imbarazzante!
Serena: già vagliata, festa in corso: purtroppo no.
Francesca: essendo la migliore amica di Serena immagino sarà alla festa, quindi niente da fare.
Terenzi (Nicola), detto “testa a missile” per via del cranio oblungo: sta fuori Fiesole, in un posto sperduto. Si è autoeliminato abitando con gli gnomi.
Athos detto “che pathos” e Brando: i belloni (che sanno di esserlo). Scrivo no a tutti e due: ci sarebbe troppa autostima in circolazione!
Leonardo: sarà a giocare a calcio, non pensa ad altro. Ma simpatico, sì.
Simona: non mi sono ancora fatta un’idea. Andiamo a momenti alterni. Sembra che tutta la sua vita extra scolastica ruoti lontana da noi. A volte è accettata nel gotha delle atlete, ma non sempre: metto un punto interrogativo.
Alessio: quello che parla in vernacolo. Durante un compito di matematica mi ha bisbigliato “Oh Crizia, passami codesto foglio sotto la carcoratrice!”. Quando gli ho fatto notare che si trattava della brutta copia del compito che stavo ricopiando in bella ha risposto: “Sennò icché te lo chiedevo a fare?”. È buffo! La prof di geografia continua a chiedergli come abbia fatto la sua mamma, che è una signora tanto a modo, a fare un figliolaccio come lui: lei esce sempre dai colloqui in lacrime! Non so se chiamarlo.
Insomma, l’elenco è finito e ho tirato fuori un magro bottino. Non mi resta che mandare qualche messaggio e telefonare a Federico.
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