Taccuini di un viaggio, di Daniela Darone - 3 dicembre 2020
Questo blog è per voi che amate leggere, fermarvi a pensare, gettare uno sguardo sul mondo. E anche per voi che già amate queste cose e ancora non lo avete scoperto! Come scrisse Harper Lee, "Fino al giorno in cui minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?" Potete seguirmi anche su pennaeblog-notes.blogspot.com, su X @pennaeblognotes e su Instagram daniela_darone
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venerdì 18 dicembre 2020
Taccuini di un viaggio - la dolcezza
mercoledì 7 ottobre 2020
Taccuini di un viaggio - Una lezione dalla Natura
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| Nella vita basta saper aspettare ... |
La mia terrazza non è
grande, ma un po’ di posto per qualche fiore l’ho sempre trovato. Un’idea per
recuperare spazio è stata usare dei vasi rettangolari, dove di solito metto due
piante insieme. So che alcune piante non vanno d’accordo fra loro, magari anche
solo perché una ha bisogno di molta acqua, l’altra di annaffiature moderate. In
ogni caso, in terrazza ho un vaso dove fino a poco tempo fa c’erano delle
margherite e un geranio. Poi pian piano le margherite sono seccate ed è
spuntato uno stelo verde intenso. È cresciuto pian piano, ma non voleva saperne
di star su, si adagiava verso terra. Lì per lì ero per strapparlo, ma visto che
sono curiosa alla fine ci ho ripensato. Voglio vedere chi sei, mi sono detta. E
ho piantato in terra, accanto allo stanco stelo, un bastoncino di legno che lo
avrebbe sostenuto.
Pian piano, appoggiato a
quel legnetto, la giovane piantina ha preso forza. Contemporaneamente il
geranio deve aver notato il nuovo ospite e ha deciso di iniziare a protendersi
tutto verso di lui, cercando di invadere i suoi spazi. Avevo una tegola
ornamentale e l’ho messa fra le due piante, in modo da impedire al geranio di
soffocare il giovane stelo. Da quel momento, in breve tempo, gli steli si sono
moltiplicati e si sono riempiti di tenere foglie verde chiaro, lobate e a
punta, finché, finalmente, alla fine di settembre la pianta è fiorita: una sola
trombetta all’inizio, di colore screziato. Era una Bella di notte. L’ho
riconosciuta perché i fiori si schiudevano al tramonto e si richiudevano,
timidamente, al sorgere del sole.
La piantina, una volta
cresciuta, svettava e guardava dall’alto il geranio. A quel punto ho tolto la
tegola. Subito il geranio si è proteso di nuovo verso la pianta vicina. Ma
ormai questa era alta e forte e rideva degli assalti del geranio.
Adesso convivono, in buona
armonia. Nessuna delle due danneggia l’altra. E hanno scoperto che in fondo
sono simili: entrambe amano i luoghi luminosi e soleggiati e necessitano di
terreni freschi, fertili e ben drenati. Il geranio di solito ha bisogno di più
acqua della Bella di notte, ma ho trovato il modo di non far seccare troppo la
sua terra e di non dare troppa acqua all’altra pianta. Malgrado una iniziale difficoltà
ad andare d’accordo, alla fine hanno trovato un loro equilibrio, e adesso pare
che si abbraccino festose.
Ammirando il primo fiore che
sbocciava, tardivo, mi è tornato in mente un biglietto che mi scrisse molti
anni fa una persona che mi ha insegnato molto:
“Vedi, nella vita basta
saper aspettare. Le cose prima o poi si aggiustano … almeno qualche volta”.
Guardando queste piantine,
ricordando quel biglietto, ho capito che dovremmo riscoprire la pazienza e la
perseveranza e insegnarla ai nostri figli. In fondo quelle due piante erano
come due coniugi che bisticciano o due amici che cercano di prevaricare l’uno
sull’altro, o due colleghi che sgomitano per una promozione … La natura,
invece, sotto i miei occhi, mi ha mostrato un messaggio: valorizzare gli
aspetti che ci accomunano e pazientare per quelli che ci vorrebbero su strade
opposte, cercare il modo di trarre vantaggio dalle differenze e trasformarle in
chiavi di volta, scoprire che possiamo collaborare e aiutarci, trovare un punto
di incontro senza dover buttare tutto all’aria.
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| Le protagoniste di questo post |
martedì 15 settembre 2020
IN MEDIAS RES - Micro racconti: "Alla finestra", di Daniela Darone
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| "Donna alla finestra" - Vincenzo Irolli |
In ufficio oggi sono stata
abbastanza tranquilla. Ho finito il lavoro su quei dannatissimi (e, almeno
secondo me, inutili) tabulati che fino a pochi giorni fa mi facevano andare
fuori di testa (le risate di ieri in ufficio erano per la disperazione …).
Mentre ero con la testa china su quei microscopici numeri stampati, Leonardo mi ha
lanciato una lunga occhiata e mi ha detto: “Ma che ti trucchi a fare? Non ce
n’è mica bisogno!”. Non sapessi che tiene la fotografia della fidanzata nel
portafoglio, ci farei pure un pensierino. È un tipo pratico, spontaneo, simpatico,
anche se a volte un po’ troppo chiassoso.
Quando sono tornata a casa
mi sono concessa una crema di yogurt al mango, mentre ascoltavo il CD di mia
sorella. Ero al terzo brano quando ho sentito suonare il campanello. Era
Samuele. Si è accorto subito che ero stanchissima. Ho fatto ripartire il CD
dall’inizio e ci siamo affacciati alla finestra di salotto a goderci il vento e
a fare il gioco delle macchine che passavano sotto casa. Poi abbiamo fatto
discorsi seri. Cosa mi aspetto da una persona, cosa voglio, cosa sente lui per
me. È innamorato. È la prima volta che dice “ti amo” a una ragazza, che dà
piena fiducia a una persona, che è così aperto. Oggi non ha fatto che
coccolarmi e ripetermi che ha bisogno di vedermi, che vuole dividere la sua
vita con me, che gli piace il modo in cui affronto le cose. Io spero bene. Io
stessa non so esattamente cosa mi dovrei aspettare. Mi dondolo fra il
sentimento per lui, la voglia di libertà e la paura di impegnarmi. Sarà che
quando sono stanca mi sento amorfa verso tutto. Stamani ho realizzato che non
sono più così “piccola” … Beh, per oggi è abbastanza, credo.
giovedì 30 luglio 2020
Il tempo per scegliere le parole
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| Storia di una ladra di libri |
venerdì 5 giugno 2020
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mercoledì 8 aprile 2020
Taccuini di un viaggio - 02042017
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| Taccuini di un viaggio - 02042017 |








