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lunedì 13 novembre 2017

La poesia necessaria

Sirolo

Tempo fa ho ritrovato un quadernino di quando ero piccola, pieno zeppo di testi di canzoni dei cartoni animati e di filastrocche e poesie. Ho sempre amato scribacchiare nei quadernini, e rivedere quelle pagine e quella calligrafia, mi ha fatto fare un balzo indietro nel tempo. Rileggendo quelle pagine, ho riavvertito le stesse sensazioni di quel periodo, le stesse atmosfere. Mi è tornata, vividissima, l’immagine della mia nonna e dei pomeriggi passati a casa con lei. Venivo, in qualche modo, esiliata da casa mia e spedita a casa della nonna per non disturbare mio fratello mentre studiava. In realtà io stavo zitta zitta, ma forse il fatto che io giocassi, mentre lui era invece intento allo studio, lo infastidiva. Così scendevo le scale e mi rifugiavo da lei. Spesso guardavo i cartoni animati in salotto. Mi sedevo su una sedia e appoggiavo davanti a me il mio quadernino, sulla grande tavola rettangolare. Un po’ guardavo la televisione, un po’ scrivevo. Di tanto in tanto, la nonna veniva a vedere cosa facevo, per controllare che non stessi combinando una marachella. Fu durante una delle sue “capatine” che iniziammo a trascrivere delle filastrocche. Lei le recitava a memoria, io le scrivevo.

Per tutto il periodo nel quale sono andata a scuola, era normale imparare a memoria le poesie. Ora mi sembra si faccia molto meno. Forse imparare una poesia a memoria può sembrare inutile. Magari sembra più proficuo capirla, analizzarla. Eppure credo che imparare a memoria delle poesie, o piccoli brani di libri molto amati, possa essere una grande ricchezza. Qualche anno fa sono andata nelle Marche e mi è successa una cosa “strana”, che si è ripetuta anche quest’anno, mentre ero in montagna, durante un temporale. Ricordo una sera d’estate di qualche anno fa, affacciata a una terrazza di Sirolo … avevo svuotato la mente: i pensieri tacevano, ero solo intenta ad ammirare il paesaggio, a seguire con gli occhi i contrasti fra le gradazioni dei colori del mare, il verde del monte, le falesie bianche che diventavano rosa. D’un tratto, senza che lo volessi, mi salì alle labbra la poesia di Leopardi “L’Infinito”. Magari sarà stata la vicinanza di Recanati, ma quella poesia sgorgò naturalmente dalla mia mente. Anche se l’ho sempre amata molto, la assaporai come mai nella vita. Non fu come recitarla, fu come se in quel momento l’avessi davvero “capita”, come se avessi stabilito un contatto intimo fra ciò che sentivo io in quel momento e ciò che aveva sentito Leopardi. Non so, forse non riesco nemmeno a comunicarvi l’esatta sensazione che provai. Fu un momento magico. E la stesa cosa si è ripetuta quest’estate in occasione di un forte temporale in montagna. Nel primo pomeriggio il cielo si era fatto improvvisamente scuro, e mentre guardavo il giardino, dietro i vetri della cucina, mentre guardavo il vento che scuoteva i rami del ciliegio, che sferzava il rosmarino e la salvia, mentre la pioggia correva sulla strada, di nuovo una poesia mi ha fatto visita e mi sono trovata a rotolarmi in bocca le parole di Pascoli:

E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto.
Il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì e si chiuse, nella notte nera”.

(Il lampo, Giovanni Pascoli)

Allora, mi sono detta, la poesia è davvero necessaria. La poesia ci fa visita quando siamo emozionati, affascinati, preoccupati, quando la quotidianità si fa un attimo da parte. In America hanno istituito una festa, che si celebra ogni anno in aprile: si chiama“Poem in Your Pocket Day” Ogni cittadino interessato sceglie una poesia, la porta con sé e la condivide con gli altri, durante la giornata: a scuola, ai giardini, al lavoro, nei negozi. Visto che abbiamo adottato Halloween, perché non importiamo anche questa festa qui da noi? Nel frattempo pensiamo a tutti i benefici che la poesia, ma anche le filastrocche, possono portare ai nostri figli. E’ ormai risaputo che imparare a memoria e recitare insieme poesie e filastrocche aiuta lo sviluppo del linguaggio, insegna il concetto di ritmo, intonazione, musicalità, aiuta nella trasmissione delle tradizioni popolari, è un modo per veicolare e dimostrare l’affetto e le emozioni. Se è vero che siamo una società che si sta sempre più piegando a correre e a mantenere ritmi che lasciano poco (o punto) spazio al “vuoto” (inteso in senso proficuo, un vuoto che porta creatività, un lasciare la mente a maggese), qual è un dono più prezioso del regalare il proprio tempo? Regaliamo tempo ai nostri figli per recitare insieme una filastrocca, mimarla, ballarla, declamarla guardandosi negli occhi, magari mentre si gioca al cavalluccio. Sono istantanee preziose, che un giorno saranno care e rafforzeranno il vostro legame. E poiché la carta è usurabile, voglio trascrivere qui, in questo blog, le filastrocche che ho raccolto da bambina. Le affido alla rete, e spero che voi attingerete a piene mani a questi post e le divulgherete a vostra volta.
 
Giacomo Leopardi, Recanati
 

L’Infinito, Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

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